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GUIDO SAVIO: BAMBINI E CORONA-VIRUS

BAMBINI E CORONA-VIRUS

 

 

Ciò a cui penso di più in questo tempo difficile sono i bambini. Specie i più piccoli. Andare a scuola, imparare, non è ovviamente solo ascoltare la maestra che…parla da remoto. Andare a scuola è un “andare” da qualcuno, verso “qualcuno” e qualcosa. E’ guardare il tuo compagno; è il sentirne il corpo vicino; è annusare gli odori che si sprigionano in aula; è il sentire (e dunque capire) quel compagno che è più forte di me, e allo stesso modo quello che è più debole; è il sentire l’autorità della maestra, oppure la maestra disautorata che tutti prendono in giro, e sviluppare pensieri in merito, il mio giudizio; andare a scuola è il panino della ricreazione; capire anche lo scherzo crudele che solo i bambini (maschi e femmine con modalità e misure diverse) sanno farsi senza terribili conseguenze (a differenza di noi adulti); è il guardare dentro l’aula uno spazio che supera i cinque metri quadrati; è sentire che per quella tua compagna lì (proprio lei) le cose ti si agitano, è l’innamorarsi del maestro o della maestra e cullare questo amore, da soli, prima di addormentarsi; è il pensare alla vendetta che metterai in atto il giorno dopo che avevi subito un torto, sì, quello sbruffone là che ti ha sempre intimorito e ora trovi il coraggio (almeno disteso nel letto) di ribellarti contro. E’ insomma l’apprendere la vita. Impararla sulla propria pelle. E’, insomma, l’imparare a pensare. E solo la scuola riesce in questa impresa.

Quale è allora il punto? Il punto è che la cosiddetta “didattica a distanza”, nel tempo del Corona-virus, è l’unica didattica possibile. E su questo non ci piove sopra.

Ma la “didattica a distanza” non è formazione, crescita nella vicinanza con il compagno di banco, non è il sentire le voci della classe che sopravanzano quelle della maestra; guardare gli occhi del compagno, sentirne le parole affannose o gioiose.

No. Non è la stessa cosa. La “didattica a distanza” e la formazione dell’uomo e del cittadino non sono la stessa cosa.

Il bambino nella classe reale davvero può imparare ad essere il cittadino del futuro, e dunque il il lavoratore (la scuola di ogni ordine e grado dovrebbe avere una materia che si chiama “Lavoro”), l’imprenditore, il manager, l’operaio, il coltivatore della propria terra, l’artista, il pensatore, forse solo il sognatore.

Ovvio che la “didattica a distanza” non fornisce tutte queste opportunità.

Allora ritorniamo, noi adulti, indietro, a pensare a quanto la scuola sia la fornace della salute fisica, mentale, sociale, ma soprattutto etica della nostra società.

Di come la scuola sia la fucina del percorso dei nostri figli o nipoti, lanciati nella vita forse, ora, come satelliti. Arrischiati nel mondo.

Pensiamo noi adulti, adesso che le cose sono sospese, forse perdute, di sicuro mai più ritrovabili come prima erano, a quale sia l’importanza della scuola (soprattutto a partire dai primi grembiulini).

La scuola è il termometro della società, del suo benessere o della sua malattia.

Adesso viviamo tutti noi il tempo della “malattia”. E i nostri figli o nipoti patiranno il danno maggiore di questa malattia. Ne sono sicuro.

Ma diversamente non si può fare. Non si possono riaprire le scuole ed esporre la nostra ricchezza maggiore al pericolo della malattia. E dunque la “didattica a distanza” si rivela il male minore.

Si tratta di evitare la destabilizzazione civile e morale del patrimonio più caro che abbiamo.

 

GUIDO SAVIO