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“TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE”

 

“TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE”

The Servant è un film di Joseph Losey del 1963, con Dirk Bogarde e James Fox.

Tony, un ricco giovane londinese, assume come servitore Hugo Barrett. Inizialmente quest’ultimo sembra assolvere con zelo al proprio incarico e i due sembrano calarsi perfettamente nei rispettivi ruoli (appunto servo-padrone).

Ma all’apparire sulla scena della fidanzata di Tony, Susan che si dimostra subito sospettosa nei riguardi di Barrett, la relazione servo-padrone inizia a trasformarsi, e anche la relazione stessa tra Tony e Susan.

In seguito Barrett introduce Vera (fidanzata-complice) in casa di Tony come “cameriera”. Attraverso diverse vicende e macchinazioni Barrett e Vera assumeranno il controllo della situazione e della casa e del “padrone” giocando sulle sue debolezze, sulla sua quasi impossibilità di essere indipendente. Finiranno dunque, come era nel loro progetto, con lo scambiare i ruoli con Tony e Susan, fino all’inversione dei ruoli stessi tra “servi” e “padroni”. Tony perderà tutta la propria forza ma soprattutto indipendenza.

Chia ha dunque e non sa tenerlo.

 

Chi ha e non sa tenerlo dunque: “C’era un uomo ricco, che era vestito di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.    (Luca 16,19-31) .

Chi “ha” nella vita può perdere tutto (il bene più prezioso: la propria identità/autonomia) durante la propriavita stessa, per stoltezza propria (vedi Tony), e pagare la colpa in vita (il fallimento).

Chi “ha avuto” nella vita un bene prezioso, seppur materiale (il ricco del Vangelo), lo può perdere per propria ingordigia, per stupidità, per scarso calcolo sul proprio futuro. E pagarlo poi, appunto, come dicono le parole secche di Abramo.

E’ una questione di “scelta” o di incapacità di scegliere? Di volersi salvare o lasciarsi perire? Io non saprei.

L’ingordigia tuttavia, che a mio modo di vedere è il male peggiore del nostro tempo, porterà ad una perdita desolante, sia in questa (Tony), che nell’altra vita (il ricco del Vangelo), per chi ci crede.

 

GUIDO SAVIO