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VOGLIA DI LAVORARE

VOGLIA DI LAVORARE

 

L’annoiato (malinconico, depresso, peggio, il disperato) non ha voglia di fare le cose che dovrebbe fare. A volte non ha voglia di fare niente. A volte la frase che gli si sente  in bocca è: “Non ce la faccio”.

 

Freud ha sempre detto che i cardini della salute (Corpo e Psiche) sono due: il Lavoro e l’Amore (che anch’esso un lavoro è). Con la lettere maiuscola.

 

L’aver voglia di lavorare si deve per forza sposare con la Volontà. Lettera maiuscola.

 

Possiamo chiederci se la volontà sia una “virtù” a nostra piena disposizione (del tipo che la tiro fuori dalla tasca quando mi occorre) oppure sia una ricchezza che non dipende completamente da me, ma dalla mia storia passata, dalla mia educazione, dai miei genitori, forse dal mio Inconscio.

Non saprei rispondere.

Ma come diceva Don Abbondio “ Il coraggio uno non se la può dare sa solo”.

 

Lavorare non è il vile guadagnare danaro, né tanto meno il successo, né, ovvio, il prestigio. Lavorare è avere un buon uso del tempo che altrimenti sarebbe “vuoto” e dunque improduttivo. Mengtre noi, lavorando, lo rendiamo “pieno”, o quasi.

 

Il tempo vuoto ci spaventa tutti. Invece lavorare è la voglia di fare non per riempire il tempo vuoto per forza, né per “arrivare fino a sera”, ma per poter guardare, stesi a letto alla fine della giornata, il soffitto e avere il diritto di dire: “oggi ho vissuto per qualcosa”.

 

Lavorare è avere un percorso. Un progetto, un “senso” che porta la mia vita “da…a”.

 

La volontà sta alla Grazia come il cavallo alla corsa” diceva Agostino. Volere è “voler volere”.

 

Al contrario Qoelet si chiede della vanità, della assenza di senso dello scorrere del tempo, delle identità di un giorno che segue l’altro, e una stagione l’altra, senza senso, senza scopo. Tanto “tutto è lo stesso”.

 

A mio modo di vedere Qoelet (che poi era in re Davide, figlio del Re Salomone) non aveva tanta voglia di lavorare.

 

Lavorare vuol dire saper reggere il progetto, il percorso, il desiderio nel tempo. Saper reggere, saper tener duro, avere fede nel proprio “mestiere di vivere”. Come si dice da noi “tener botta”.

 

Mentre Qoelet avrebbe presto detto, appunto: “Non ce la faccio”, non teneva la “botta”. Salutare, prolifica e dolce “botta”.

 

 

 

GUIDO SAVIO