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GUIDO SAVIO: PIACERE “DELINQUENZIALE”

Piacere “delinquenziale”

 

 

Aldo Carotenuto parla in modo forte sulla libertà del piacere. Nel senso che il piacere, secondo lui, non è omologabile. Anzi. Il vero piacere sarebbe proprio quello fuori dagli schemi e dagli stereotipi. Scrive appunto Carotenuto: “Per essere veramente me stesso e non come il collettivo mi desidera, io devo compiere un atto de-linquenziale. L’etimo di delinquere è ‘linquere’ che significa lasciare, abbandonare, abbandonare la massa per essere privati”  Sembrerebbe, secondo Carotenuto, che “ragionare con la propria testa” sia indissolubilmente legato al seguire la strada del piacere (nostro). Il quale piacere, tuttavia con queste modalità di vissuto, non si identifica assolutamente con il bene comune, o con il bene civile, o con la cura dell’altro, o, anche, con il semplice rispetto.

La libertà “individuale” di questi tempi viene spesso confusa con la reale e relazionale libertà, che è  il percorso che la mia “libertà” individuale dovrebbe seguire per confluire nel bene pubblico, nel bene comune, nella cura e salute dell’altro.

Ho avuto modo di ripetere più volte, in passato, che la madre di tutte le patologie è la “rinuncia” alla indipendenza nel percorrere la strada del piacere.

Ma ora purtroppo (o forse anche per fortuna) i tempi sono cambiati. La pandemia ci pone la questione di come la nostra libertà al piacere debba essere seconda alla cura che la mia stessa “libertà” deve avere per l’altro. “Ragionare con la propria testa” non può prescindere dal bene comune. Ragionare deve “stare dentro” ad uno scopo o un fine comunitario.

E Paolo Barcellona in questo senso scrive: “L’uomo è oramai interamente abitato dalle istituzioni; dall’altro, rendendo tutti i bisogni e tutti i desideri privi di valore normativo, intraducibili in lavori li ha relegati nella sfera del contingente, li ha resi paradossalmente privi di limiti e di forma. La libertà si identifica con il desiderio illimitato”.

L’uomo moderno purtroppo va verso la omologazione in quanto il suo pensiero di libertà si va spostando sempre di più verso l’ off-limits, che tutto è fuorchè libertà, ma tentazione verso l’impossibile, il sogno che, dobbiamo riconoscere, è  perdente già in partenza, l’illusione che tutto sia facile, che “Nel possibile, tutto è possibile” come affermava Kierkegaard non è più nè sarà mai più concepibile.

Infatti la assenza del limite nel nostro desiderio e nel nostro piacere, porta alla sofferenza, alla angoscia. Oppure, illusoria e pericolosa strada, il proprio pensiero di piacere, il proprio “principio di piacere”, lo si vende (o lo si regala) a qualcun altro, a cui deleghiamo il compito di pensare con la nostra testa. Che è quanto di peggio in vita ci possa capitare.

 

 

GUIDO SAVIO

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