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PIACERE “DELINQUENZIALE”

Piacere “delinquenziale”

 

Aldo Carotenuto parla in modo forte sulla libertà del piacere. Nel senso che il piacere non è omologabile. Anzi. Il vero piacere è proprio quello fuori dagli schemi e dagli stereotipi. Scrive Carotenuto: “Per essere veramente me stesso e non come il collettivo mi desidera, io devo compiere un atto de-linquenziale. L’etimo di delinquere è ‘linquere’ che significa lasciare, abbandonare, abbandonare la massa per essere privati” nel nostro caso, ragionare con la propria testa nel seguire la strada del piacere (nostro).

 

Ho avuto modo di ripetere più volte che la madre di tutte le patologie è la “rinuncia” alla indipendenza nel percorrere la strada del piacere. Il vero piacere va davvero contro la ideologia della omologazione che spiattella tutte uguali le strade verso il piacere stesso. “Invece no, io vado da un’altra parte (ma non per obbligo)” potrebbe essere la …frase giusta. Ognuno fa la sua di strada, diversa da quella degli altri.

 

E Barcellona in questo senso scrive: “L’uomo è oramai interamente abitato dalle istituzioni; dall’altro, rendendo tutti i bisogni e tutti i desideri privi di valore normativo, intraducibili in lavori li ha relegati nella sfera del contingente, li ha resi paradossalmente privi di limiti e di forma. La libertà si identifica con il desiderio illimitato”. L’uomo moderno va verso la omologazione in quanto il suo pensiero di libertà si va spostando sempre di più verso l’ off-limits, che tutto è fuorchè libertà ma tentazione verso l’impossibile, il sogno che si conosce perdente già in partenza, l’illusione che tutto sia facile, e dunque verso l’angoscia. Oppure il proprio pensiero di piacere, il proprio “principio di piacere”, lo si vende (o lo si regala) a qualcun altro. Che è peggio.

 

 

Guido Savio

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