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FREUD E L’INCONSCIO

La prima scoperta della psicoanalisi: l’Inconscio

Laplance e Pontalis, nella loro famosa Enciclopedia della psicoanalisi scrivono: “Se si dovesse riassumere in una parola la scoperta freudiana, questa parola è senza dubbio l’Inconscio”.

Ritengo utile scorrere brevemente la letteratura freudiana sul concetto di Inconscio in quanto esso è stato oggetto di una chiara evoluzione, a partire dalla prima “topica” in cui Freud divideva il sistema psichico in tre istanze, e precisamente l’Inconscio, il Preconscio e la Coscienza, con una chiara marca sostantivale che delimitava l’intero apparato psichico, fino a giungere alla seconda “topica”, di marca aggettivale, in cui Freud più che “aree” dell’apparato psichico parla di funzioni e trasforma “Inc – Prec – Cosc” in “Es – Io e Super-Io “(tutto ciò a partire dallo scritto l’Io e l’Es del 1920) e vede la presenza dell’Inconscio anche all’interno di queste istanze. Parleremo in seguito di questa trasformazione e della portata che essa ebbe in tutta la dottrina freudiana.

Detto questo iniziamo il nostro percorso.

Nella Nota sull’Inconscio in psicoanalisi del 1912 Freud scrive che : “Chiameremo allora ‘conscia’ soltanto la rappresentazione che è presente nella nostra coscienza e di cui abbiamo percezione attribuendo questo solo significato al termine ‘conscio’; invece le rappresentazioni latenti, se abbiamo modo di ritenere che continuino ad esistere nelle vita psichica, com’era nel caso della memoria, dovranno essere designate come inconsce”.

In altre parole Freud afferma che i pensieri latenti che non possono entrare nella coscienza, costituiscono quella parte nucleare del soggetto che determina le sue condizioni di pensiero, affettive, emotive, di relazione, etc.

Sappiamo che la Psicoanalisi è nata come cura delle malattie psichiche e che il suo trampolino di lancio è stato il trattamento di una particolare forma di nevrosi che passa sotto il nome di isteria.

Nella clinica Freud osservò che la isterica “rimuove”, cioè non porta a coscienza quei contenuti mnestici che stanno alla base della nevrosi. Eppure questi contenuti rimossi, potremmo anche dire “inconsci”, determinavano la malattia stessa e ne consistevano i perdurare. Ciò consentì a Freud di avvalorare quella che prima era una ipotesi (e lo era stata anche di molta Filosofia precedente), cioè che che l’uomo non è già mosso soltanto dalle applicazioni della coscienza, ma è ancora di più determinato dallo stato del suo Inconscio.

E’ chiaro che se la malattia persiste, il soggetto tiene lontani dalla coscienza i contenuti del suo stesso Inconscio, cioè resiste al fatto che l’Inconscio diventi cosciente e goda dei “vantaggi secondari” che questa misconoscenza gli comporta (quello che Freud chiamava il “tornaconto della malattia”). Vantaggio secondario significa che “io ci sto bene (anche) nel mio star male”.

In questo saggio Freud approccia una definizione abbastanza esauriente di Inconscio e lo definisce: “L’Inconscio è una fase normale ed inevitabile nei processi che sostituiscono il fondamento della nostra attività psichica. Ogni tratto psichico comincia come inconscio, e può rimanere tale o procedere nel suo sviluppo verso lacoscienza: questo a seconda o meno che inconstri delle resistenze”.

L’Inconscio è il primo movente della attività psichica, in due parole: l’Uomo è “inconscio” (proprio nella modalità sostantivale di cui si parlava all’inizio). Noi non sappiamo più di tanto di noi.
Infatti quando Freud parla della sua Scienza usa il termine Metapsicologia, ciò significa che la Psicoanalisi è meta, oltre, trascende la psicologia allora sperimentale e di laboratorio e va alla ricerca di quello che le altre scienze fino ad allora avevano solo pallidamente tentato di indagare.

Nel saggio fondamentale sull’Inconscio titolato L’Inconscio, 1915, l’idea freudiana ha uno sviluppo in quanto afferma che l’Inconscio non può essere classificato come una istanza unitaria e definita in senso topico, ma è una modalità dell’essere umano e che la “inconsapevolezza psichica” è il carattere primario dell’individuo, anche quando questi, con la ragione, professa una sua piena coscienza dell’essere e dell’agire.

In questo saggio Freud definisce ancora le istanze tripartite dell’apparato psichico in:

a) Inc., ovvero tutto ciò che viene respinto dalla censura e diventa inconscio.
b) Prec., ovvero l’atto che può diventare cosciente.
c) Cosc., ovvero l’atto che supera la censura e diventa cosciente,

Così Freud definisce anche il processo psichico primario come sistema caratteristico dell’Inconscio in cui coesistono i meccanismi dello spostamento e della condensazione, che sono poi gli stessi della formazione del sogno. Parimenti Freud attribuisce all’Inconscio le caratteristiche di non avere tempo e di non avere considerazione per la realtà.

Egli scrive: “I processi psichici del sistema Inconscio sono atemporali, e cioè non sono ordinati temporalmente, non sono alternati dallo scorrere del tempo, non hanno, insomma, alcuna relazione con il tempo”.

Ciò significa che esiste un tipo di iscrizione inconscia nel soggetto che ha a che fare con la primissima infanzia e che ha come primi contenuti le prime relazioni oggettuali (corpo, sessualità, oralità, madre, etc.). Ciò chee alla fin fine struttura i nostri sogni.
Questa iscrizione ritorna nel tempo anche al di fuori di ciò che gli eventi temporali hanno indotto nel soggetto.

In più l’Inconscio freudiano non ha un contatto vincolante con la realtà. Freud scrive che “i processi inconsci non tengono in considerazione neppure la realtà. Sono soggetti al Principio di Piacere; il loro destino dipende soltanto dalla forza loro e dal fatto che soddisfano o meno le richieste del meccanismo che regola il rapporto piacere-dispiacere”.

Risulta abbastanza evidente che Freud si sta dirigendo verso un ambito teorico che fino a quel momento era stato soltanto abbozzato ma non trattato sistematicamente in Filosofia e nella poca psicoalogia precedente. Ponendo queste caratteristiche dell’inconscio egli fa saltare completamente il principio aristotelico di non contraddizione e pone alla base della vita psichica del soggetto la “non consapevolezza” (assoluta ?) del proprio agire e del proprio pensare.

Un chiarimento è tuttavia doveroso: quando Freud parla di un Inconscio “senza tempo” e che non tiene conto della realtà non vuole significare che esista una scissione tra la parte nucleare dell’uomo e le sue esperienze reali. Queste entrano nell’inconscio anche se l’inconscio, come sistema, si modula, si articola, si esprime con le caratteristiche del sistema primario.

Abbiamo accennato che la grande svolta nel modo di intendere lo psichismo si ha in Freud attorno agli anni ’20 e precisamente con lo scritto L’Io e l’Es del 1920 in cui Freud abbandona definitivamente la partizione Inc-Prec-Cosc. per abbracciare quella di Es-Io-Super-Io, sistema in cui le istanze hanno maggiore corresponsione modulata sulla realtà psichica e svolgono più una funzione piuttosto che rappresentazione di un luogo della psiche.

All’interno dell’inconscio Freud vede due componenti distinte:
a) il latente, cioè tutto ciò che può divenire cosciente.
b) il rimosso, cioè tutto ciò che non è capace di divenire cosciente e costituirà il serbatoio dei sintomi psichici e fisici.

Parlando dell'”incapacità di divenire cosciente” Freud offre una definizione di Io che suona in questi termini: “Il nucleo organizzato e coerente di processi psichici”.
L’Io, in altre parole, è la parte dell’impianto psichico che ha contatto con la realtà e che si occupa della regolazione del soggetto nei confronti della realtà stessa.
Se vogliamo, l’Io può essere inteso come la coscienza che si occupa dell’autoconservazione dell’individuo.

Tornando all’Inconscio, Freud afferma ancora che l’inconscio non coincide con il rimosso, cioè con tutto ciò che la coscienza ritiene opportuno tenere fuori da essa. E’ ancora esatto affermare che ogni componente rimossa è l’inconscio ma non si può affermare che tutto l’inconscio è rimosso. L’inconscio è composto anche da altre parti che non sottostanno alle leggi della rimozione.
E dunque il cambiamento terminologico.

L’Inconscio diventa Es, nel senso di Groddeck, cioè tutto ciò che nell’io è impersonale e naturalisticamente determinato, se vogliamo ciò che ha a che fare con le pulsioni primarie, (oralità, analità, genitalità) e con la istintualità.

Aspetti inconsci che presenterà anche il Super-Io che ha sostituito la coscienza. Il Super-Io ha caratteristiche di controllo delle pulsioni, di giudice nei confronti dell’Io stesso, di propugnatore della colpa come conseguente accesso al piacere: in sostanza, se l’io può essere inteso dome l’essere dell’individuo, il Super-Io ne rappresenta il dover essere.

In questo senso Freud spesso parlerà di come l’origine più ricorrente delle nevrosi stia nel conflitto tra l’Io e il Super-Io, cioè tra la componente originale e normale dell’individuo che afferma anche i propri limiti e una istanza che richiama ad un ideale, ad un dovere essere al quale l’individuo non sempre sa rispondere e che determina sentimenti di incapacità o di inferiorità.

Il Super-Io è il lascito della figura paterna (o genitoriale) che ogni soggetto introietta dentro di sè e che conserva come principio etico e morale, ma anche come agente limitativo della libera espressività.

Questo, a grandissime linee, il percorso freudiano sull’Inconscio.

Ora, per praticità di esposizione, e per il vantaggio che ogni schematizzazione può offrire, vedo da più vicino le caratteristiche dell’Inconscio freudiano.

Nella prima definizione che Freud dà di inconscio, all’interno ancora della prima topica, emergono le seguenti caratteristiche:

a) i suoi contenuti sono “rappresentativi” delle pulsioni.
b) questi contenuti sono regolati da meccanismi specifici del sistema primario (condensazione e spostamento).
c) i contenuti inconsci cercano di ritornare nella coscienza ma ci riescono solo sotto forma di compromesso (per esempio il sintomo, il sogno, il lapsus, etc.) dopo essere stati sottoposti alla deformazione della censura.

Dopo il ’20, cioè quando Freud elabora la seconda topica, l’inconscio acquista altre caratteristiche sia nel senso topico che nel senso dinamico:

a) i contenuti dell’Inconscio sono organizzati in veri e propri fantasmi concepiti come messe in scena del desiderio. I fantasmi originari possono essere altresì intesi come schemi rpeindividuali che strutturano le esperienze sessuali infantili del soggetto: per questo fantasmi originari sono la scena primaria, la scoperta della differenza dei sessi a partire dall’idea della monosessualità originaria, la relazione fantasmatica con l’oggetto del desiderio. Da considerare che tali fantasmi preformano le prime esperienze sessuali dell’individuo.

b) da ciò ne consegue un luogo comune, cioè che l’inconscio abbia a che fare sostanzialmente con tutto ciò che è stata l’esperienza dell’infanzia, esperienza reale ma soprattutto fantasmatica.

c) il sogno è considerato da Freud la “via regia all’inconscio”. I meccanismi caratteristici del sogno (spostamento, condensazione, simbolismo, elaborazione secondaria) esplicitati nella Interpretazione dei Sogni del 1899 e costitutivi del processo primario sono reperiti in altre formazioni dell’inconscio quali lapsus, atti mancati, dimenticanze, etc. che sono equivalenti ai sintomi per la loro struttura di compromesso e di “appagamento sostitutivo del desiderio”.

Accennavo in precedenza come la scoperta dell’Inconscio, almeno sotto un punto di vista sistematico ed ermeneutico, appartenga a Freud anche se la Flosofia a lui precedente in un certo qual modo si fosse avvicinata alla idea di un qualche cosa che trascende la coscienza e si pone come entità nucleare dello psichismo.

Il riferimento più evidente è all'”anima bella” di Hegel e alla sua “coscienza infelice” in cui si ipotizza un conoscere il proprio sè che non si attua nè in un discorso coerente nè in modalità esaustive e totali.

Dunque la scoperta freudiana dell’Inconscio non è stata tanto la scoperta di uno “stato” dell’individuo, ma di una vera e propria facoltà, come dicevo in precedenza, proprio una facoltà del conoscere, del desiderare e anche del giudicare.
Infatti, se così si potesse dire, l’inconscio è chiamato a due ordini di lavoro:
a) elaborare la legge che regola la vita pulsionale
b) elaborare una facoltà di giudizio sull’inconscio stesso in quanto rappresentante di tutto ciò che l’uomo ha di normale.

L’inconscio è la “ragion pratica” freudiana, il primo “cogito” che pensa al corpo come a un qualche cosa di normato, l’inconscio come “res cogitans legem de corpore et alio”, cioè una funzione che regola il soggetto nella sua partnership con l’altro, intendendo che la buona relazione con l’altro è sinonimo di equilibrio e di salute psichica.

Per questo quando si parla di inconscio normativo, si esprimono i seguenti articoli:

a) l’inconscio è il riconoscimento della funzione paterna (“i sessi sono due”).
b) l’inconscio è il riconoscimento del soggetto che è soggetto della castrazione. Così l’inconscio è normativo, regola cioè la spinta onnopotente e narcisistica del soggetto.

Per concludere posso dire che Freud ipotizzò e dimostrò nella sua esperienza clinica che la dimensione inconscia non poteva essere più intesa come un coacervo di forze cieche, bensì come un mondo caratterizzato da un senso che rimane occultato per la riflessione cosciente ma che pure lo detarmina.
In più che la psicoanalisi, intesa come cura, pone come fine la coscienza e la ammissione dell’inconscio, inteso come legge che regola la vita pulsionale. In questo senso la frase più citata di Freud è “Wo Es war soll Ich werden”, dove era l’Inconscio, là deve esistere coscienza.

Freud ribaltò il cogito cartesiano: la ragione, per essere tale, deve cessare di negare dentro di sè la esistenza di fenomeni inconsci.
Così Matte Blanco in L’Inconscio come Insiemi infiniti defnisce la scoperta freudiana: “La fondamentale scoperta di Freud non è quella dell’inconscio, anche nel suo significato dinamico (pure così importante) ma quella di un mondo retto da leggi completamente diverse da quelle cui è retto il pensiero cosciente. Egli non fu il primo a parlare dell’inconscio, su cui già molto si sapeva, ma fu il primo a fare la fondamentale scoperta di quello ‘ strano regno dell’illogico ‘ sottomesso, malgrado il suo essere illogico, a determinate leggi che scoprì con un colpo straordinario di genio”.

 

GUIDO SAVIO