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ICARI DI TUTTO IL MONDO…UNITEVI!!

ICARI DI TUTTO IL MONDO… UNITEVI!!

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Nel 1620 Francesco Bacone, nella copertina del Novum Organum edita una litografia delle Colonne d’Ercole, oltre le quali, due vele spiegate, si avventurano in mare aperto.

La stessa copertina comprende un commento: Multi pertransibunt & augebitur scientia: “Varcare i limiti trascende il già noto e aumenta il piacere”.

Se per la psicologia il limite è fonte di salute, per tantissime persone per niente malate il limite costituisce altro che una asticella da passarci sopra. Senza tanti “ma” e “perché”.

Nella storia dell’uomo tutti quelli che si sono proiettati verso l’” avanti” come una pallottola, certo, lo hanno fatto per se stessi. Ma la loro “follia” (non in pochi casi) è poi ricaduta come lascito e beneficio per tanti altri. A partire ovviamente da Prometeo. A partire da colui che ha “iniziato” l’uomo alla conoscenza.

Già nel famoso muro del tempio di Apollo a Delfi, vicino alla ancora più famosa frase “Conosci te stesso” ne campeggia un’altra che ne afferma quasi il contrario: “Niente di troppo”.

Per noi moderni il “troppo” è difficilmente identificabile. Penso lo fosse di più per gli antichi.daniloff01

E allora qui il povero (o ricco) Icaro fu punito per aver osato volare troppo in alto (oltre il limite). Ma badiamo bene. Non con i propri mezzi (da ragazzotto qual’era). Bensì con quelli del padre Dedalo, artigiano, produttore, inserito appieno nella realtà economica ateniese . Dedalo aveva il pensiero. Icaro non lo aveva di certo come lascito ereditario dal padre.

Il limite lo conosce il padre. Per (pro) il figlio immaturo.

Il limite, d’altra parte, è conosciuto dal figlio maturo. Mi verrebbe da dire…”maturato dal padre”.

La maturità (io la penso così) si misura solo su questo: avere coscienza del propri limiti.

 

Icaro è punito per avere osato (senza averne gli attributi) volare troppo in alto. I suoi limiti (pensiero) non erano certo quelli del padre (che di pensiero ce ne aveva assai). Io ho sempre pensato che se Icaro le ali se le fosse fatte da sé non sarebbe precipitato nell’Egeo. Sarà?!.

Icaro aspira al “troppo”. Avvicinatosi troppo al sole, il sole non ha pietà per chi osa (troppo). Gli dei non hanno pietà. Non li si può sfidare certo lui, ragazzotto, figlio di papà. (tanto è tutto scritto fin dall’inizio).

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Sta di fatto (ancora sul tema) che quando gli abitanti di Cnido, città dell’Anatolia, vollero scavare un canale per evitare di circumnavigare la penisola, furono obbligati ad interrompere i lavori perchè gli scalpellini si ferivano e si accecavano continuamente. Forse non dovevano tanto frantumare la pietra degli dei.

Ancora ovviamente. Interrogato l’oracolo, spiegò che ciò accadeva perché gli uomini non devono permettersi di trasformare la natura. Natura non facit saltus e giustamente non si fa mettere i piedi in testa.

Se infatti Zeus avesse pensato che Cnido fosse un’isola…avrebbe già provveduto da solo (a scavare il canale) (legge di natura).

Sappiamo tutti che andare oltre il confine, oltre i limiti delle leggi stabilite dalla divinità è hybris.

Allora io chiedo quanta hybris avesse in corpo Uli Emmanuele nel momento in cui ha spiccato il volo qualche mattina fa (presto) dalla parete di Murren, nell’Oberland bernese, in Svizzera. Forse scontratosi con un altro jumper britannico, si è sfracellato dopo pochi secondo dallo spicco.

Icaro nemmeno si sa se avesse “spiccato”. Nemmeno si sa come fosse giunto in quota.

Uli sì. Era il top dei base jumper italiani, con oltre 2.200 salti nel curriculum. Ma lui faceva tutti i giorni quello che Icaro ha fatto una sola volta nella vita. A Uri gli è andata male, gli dei non lo hanno perdonato, dopo migliaia di volte che avevano…lasciato perdere.

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Però Uli ci “lavorava” sui lanci e sulle quote. Icaro ci “giocava”.

I suoi video avevano nel palmares milioni di click.

Ma non sto qui a dire altri pertugi nei quali si è infilato a 200 all’ora.

Mentre Icaro, figlio di papà, alla prima gli è andata male.

Allora avere la testa sul collo è una questione di autonomia. La differenza tra Icaro che si è sfracellato da figlio ingenuo, e Uri che si è sfracellato (per quello che fantasmizzo io) da figlio con “la testa sulla spalle”.

Io preferisco Uli che si è schiantato con le sue forze e con la sua autonomia di prendere (o perdere) la vita, piuttosto che Icaro che era, appunto, figlio di papà. La tuta alare non se la era costruita lui.

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Sopravvivono di più i figli di papà nella nostra società piuttosto che gli Icaro-folli che si arrangiano da soli e da soli si schiantano? “Risposta non c’è…o forse ci sarà”.

“Sono fortunato – aveva detto poco prima del lancio – Uli. Riesco a campare facendo quello che mi piace.”.

Anche io lo farei. Da uomo libero e padrone (sic!) della mia vita e della mia morte.

Ma quanti hanno questa fortuna? Il limite ci attende tutti. E tutti ci preserva. E tutti ci fa sani. E tutti ci ammala.

Il pensiero di limite è una bussola che chi sa, usa bene. Chi non sa, usa male.

Dipende sempre se sei Icaro o Uli. Se hai le spalle coperte o meno. La vita è tutta qui: avere i fondamentali o doverseli guadagnare.

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Uli diceva che se gli andava bene atterrava nel proprio giardino. Se gli andava male atterrava nel giardino del vicino.

Evidentemente per lui, che sfidava gli dei, tanti amici soffiavano dal basso all’alto sul teflon della sua tuta alare. Ma non abbastanza.

 

GUIDO SAVIO

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