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“MA TI VEDI?”

Pablo-Picasso-Le-Rêve-1“Ma guardati!!”, “Ma ti vedii?”, “Ma ti vedi come sei?”, “Ma guardati allo specchio!!”, “Ma come fai a non capire?” , etc.

A mio modo di vedere questo tipo di domande sono le domande più raccapriccianti che un simile possa rivolgere al proprio simile.

Ovvero la domanda di situarsi, di essere “dentro se stesso” per vedere con gli occhi degli altri, (ovvero dal di fuori) chi e che veramente si è.

Un lavoro pazzesco. Un lavoro titanico.

Lo sappiamo tutti che sono gli altri che ci vedono, che colgono la nostra essenza, che ci pesano, che hanno l’occhio clinico sulle nostre magagne. Noi siamo sempre un po’ miopi, se non ipovedenti.

E’ l’altro che ci connota e che ci denota perché, potremmo dire, ha il polso della situazione oggettiva. Mentre noi siamo impastoiati (se guardiamo dentro noi stessi) da tanta soggettività che si para davanti agli occhi come il salame.

Un giovane uomo oggi mi ha detto: “Non trovo mai quello che voglio”.Renoir__By_the_Seashore

Io gli ho risposto che “Trovi quello che trovi” (dentro e fuori di te). Se vuoi.

Allora come si risolve il dilemma?

Io non posso guardare dentro di me e capire chi sono senza una qualche fotografia (giudizio) che l’altro mi allunga per capirmi meglio.

Io non posso volere quello che voglio perché è questo il modo in cui io…non vedo me stesso, non mi capacito, non mi posso riconoscere. Per cui l’altro che ci vede in difficoltà) può tornare a sciorinare le domande iniziali.

“Ma ti vedi?” altro non significa: “Ma non capisci che non potrai mai ottenere in tutto e per tutto quello che desideri?”.

Ti devi accontentare, ti devi mettere in fila come gli altri se effettivamente vuoi “vivere” qualcosa. Altrimenti lo mordi soltanto. Mordi e fuggi.

 

Guido Savio

 

 

 

 

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