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L’EMOZIONE DELLA PARTITA A CARTE

L’emozione significa che cè un continuo movimento (che è emozionato, infatti, fa fatica a stare fermo).
Proprio perchè c’è una “mozione” in atto, una mozione in favore di qualcuno o in difesa di se stesso. Che vogliono dire tanto movimento quando domanda. A volte un (sano?) richiamo.

Chi è emozionato indubbiamente “sente” una domanda su di sè (sarebbe patologia se la sentisse sul collo, come un soffio).
Io mi emoziono perchè in qualche modo qualcuno mi sbilancia, mi tira fuori dal mio “equilibrio”, mi propone una rotta diversa, mi chiede di qrrischiare un po’.

Ma tutto ciè viene sempre da fuori. La domanda, e quindi l’emozione susseguente, viene sempre da fuori.
L’emozione non è mai interna, non è mai causa sui, ma ha una causa e una motiVazione che vengono dall’altro. la anoressica, ad esempio, è malata della gravissima malattia di cui è malata, perchè non accetta niente che viene da fuori, a partire dal cibo.

L’altro dell’amore, dell’amicizia, della sinergia, della empatia, è sempre il compagno  della partita a carte…!! Mi domanda le carte giouste e di giocare bene. Di comportarmi bene. Di fare coppia. Vincente se possibile.

Io mi emoziono se sento che il mio compagno di gioco mi chiede di stare attento alla carta che devo giocare. Se è il denaro a scopa o l’asso a briscola, o la donna a bridge. E’ la regola del gioco. E il gioco funziona se una tende l’orecchio alla domanda dell’altro.
Per giocarla “giusta”, la carta, io ci devo mettere rischio e coraggio. Ma soprattutto testa.
L’emozione, infatti, deve sempre avere una testa sulle spalle. A partire dallo scopone scientifico!

Guido Savio

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