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LA DOTTRINA

dal gusto del corpo al gusto della psiche

Una volta, il sabato pomeriggio, si andava alla “ Dottrina Cristiana”. Ricordo che si trattava di una riunione tra bambini ma che aveva una certa aurea di sacralità. Ovvero noi ci andavamo per fare festa e baracca ma, poi la cosa finiva sempre seria. Non tanto sui “misteri gaudiosi” quanto piuttosto su quelli “dolorosi”.
Ma per me non faceva differenza. Sempre di misteri si trattava. La Dottrina era appunto imparare la Dottrina. Cioè è i contenuti  e i valori di cui il cristiano non poteva fare a meno per essere un buon cristiano.
Ma a noi bambini interessava trovarci, alle due del pomeriggio, tra noi, ridere, scherzare, darci i pizzicotti, prenderci per il naso, e amenità del genere. Eppure, ho netto il pensiero, mi accorgevo che ad un certo punto della riunione, qualcuno sapeva deviare la nostra vile motivazione di bambocci, verso qualcosa di più sublime: la astrazione, il Dio, il perdono, i morti, la Madonna, la passione, il “passio” etc. Insomma tutto ciò che sublimava le nostre aspettative di ricreazione e di svago.
E ricordo ancora adesso di come allora fossi grato a quel don Gastone che mi faceva passare dal corpo alle psiche, dalla carne all’anima. Io aspettavo sempre questo momento, aspettavo la traduzione del mio pensiero di bambino che voleva solo fare gazzarra, al pensiero di un uomo (don Gastone) che mi portava a pensare, ad astrarre, a riflettere, a meditare.
E non lo ritenevo tempo perso. Anzi. Ogni sabato pomeriggio andavo alla Dottrina per assaporare questo passaggio: dal corpo dei giochi e delle baraccate, al corpo del pensiero e della riflessione (anche su Dio).
Fin da bambino amavo la gazzarra tra bambini, ma aspettavo sempre che qualcuno me la traducesse in qualche cosa di ”oltre”. Non si chiamava “padre” don Gastone, ma solo don Gastone. Il ruolo di Padre poi ce lo davo io.

GUIDO SAVIO