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“GUARDATI TU!”

“GUARDATI TU!”

“GUARDATI TU”

Se io dico a mio figlio che ha lasciato la camera in disordine come un bazar arabo, lui mi dice: “Guarda la tua”.

Se io dico a mio figlio che  certe cose ad una cena con amici non si possono tralasciare, lui mi cita tutte quelle volte che io ho fatto la stessa cosa (calendario, alla mano).

Se io dico a mio figlio di stare attento a come parcheggia la macchina in garage, lui mi risponde che tante sere l’ha trovata “messa di traverso” lasciata da me.

Se io dico a mio figlio che io alla sua età… etc, etc, lui mi risponde che i tempi sono cambiati e lui ha meno opportunità di quelle che io ho avuto, e che se le avesse avute lui…..

E’ la normale (ma non so quanto sana) regola che se uno mi dice qualcosa che non va di me, io devo assolutamente rispondere che…si guardi lui.

Se io dico a mia moglie (o lei lo dice a me, è la stessa cosa) che ha dimenticato la luce accesa tutta la notte in salotto, lei mi cita (o io le cito) tutte le volte che la corrente è andata per niente per colpa mia.

Cosa sarà questo modo di fare? Cosa sarà questo modo di leggere (sulla nostra pelle) la parola dell’altro? Cosa sarà questo modo di “difenderci” correndo immediatamente a verificare dove, come e quando l’altro ha peccato come a noi viene imputato?

GUIDO SAVIO

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