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DEAR PRUDENCE

La prudenza in “Dear Prudence” canzone dei i Beatles – “La prudenza” del Prof Enrico Berti (Rettore della Facoltà di Filosofia dell’Università di Padova)

DEAR PRUDENCE        La prudenza è una delle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza). Da sempre visto questo concetto come un invito a “stare attenti”, a conservarsi”, a non “spingersi troppo avanti”, se non addirittura a “tirarsi indietro”.Il prudente non è mai stato visto coma “cuor di leone”. Eppure sempre di una virtù si tratta.

Di uno che è prudente, insomma (almeno io personalmente) non abbbiamo mai avuto un grandissimo giudizio. E spesso lo abbiamo contrapporto all’uomo coraggioso appunto, all’uomo che si spende, all’uomo che dà materialmente e anche spiritualmente, all’uomo che non ha il braccetto corto nelle opere e nei pensieri. Spesso il prudente lo abbiamo sovrapporto all’avaro.

Metto qui vicine (non certo a confronto) due “immagini” della prudenza.
Una è solo un nome. Prudence, in inglese. Prudence Farrow che ha ispirato la canzone dei Beatles.
L’altra è l’inizio di un saggio di un mio vecchio e caro professore di Università, credo ora Rettore della Facoltà di Filosofia di Padova.

1 – I Beatles
La canzone parla di un’esortazione di John Lennon a Prudence Farrow, sorella minore dell’attrice Mia, ad uscire da un lungo periodo di meditazione trascendentale, all’interno della sua camera aRishikesh. La ragazza, infatti, aveva persino smesso di mangiare tanto era assorta nella sua ricerca spirituale interiore. Dopo tre settimane in cui rimase chiusa nella sua stanza, George Harrison, seguito da John e Paul McCartney, cercò di portarla fuori dal suo stato di isolamento autoindotto. John e Paul presero le loro chitarre e le dedicarono questo brano recentemente composto da Lennon.

La “prudenza” per Prudence (Dear) sarebbe quella di non andare a farsi del male nella sua depressione. Infatti, penso, che i troppo prudenti, siano un po’ predisposti alla depressione.Chi di troppo si priva (nel principio di piacere) penso che poi alla fine debba ….pagare il conto.Allora l’invito degli invitti scarafaggi, per una persona che certo a loro sta a cuore è quello di…non essere troppo prudente, di lasciarsi andare al principio di piacere (in questo caso il semplice mangiare).

2 – Il Prof. Enrico Berti. Più difficile trattare la questione con un filosofo.

Il significato attuale del termine.

Scrive Berti:

“Benché nei dizionari il termine “prudenza” sia indicato come “voce dotta”, esso è largamente in uso anche nel linguaggio comune, ma con un significato che si può senz’altro ritenere riduttivo. Tutti i dizionari, infatti, quando non lo identificano con termini equivalenti, quali “saggezza” o “assennatezza”, che non contribuiscono minimamente a chiarirne il significato, lo spiegano come una forma di cautela, cioè come una disposizione implicante attenzione alle conseguenze delle proprie azioni, e quindi in generale una certa esitazione, o lentezza.

Tale è, ad esempio, il significato che si attribuisce alla prudenza nel guidare l’automobile, la quale in genere coincide con l’andare a velocità moderata. Il significato attuale della prudenza è, inoltre, quasi completamente privo di connessioni di tipo etico, o morale. Si parla, infatti, di prudenza nel condurre i propri affari, intendendo il contrario dell’ avventatezza, della spregiudicatezza, il saper calcolare bene il rischio, il saper ottenere insomma, senza troppe perdite, un risultato utile, che non ha nulla a che vedere con la moralità.

Oppure, anche quando si predica la prudenza in materie che hanno degli aspetti morali, o giuridici, quali la manipolazione del denaro, o il comportamento sessuale, ci si riferisce soprattutto alla capacità di salvare le apparenze, cioè di non mettersi apertamente in contrasto con certi codici, che possono essere di tipo legislativo, ma anche solo di tipo convenzionale, la cui inosservanza potrebbe avere conseguenze spiacevoli.

Oggi si parla di prudenza anche in materia di politica, intendendo con questo termine la capacità del governante di ottenere i risultati desiderati, cioè in genere la conquista o la conservazione del potere, senza esporsi troppo, senza cioè rischiare, ma con un calcolo avveduto del rapporto tra costi e benefici, in modo che quanto si deve concedere agli avversari o in genere alla controparte sia bilanciato in maniera più che soddisfacente da quanto si riesce ad ottenere.

Il politico “prudente” è quindi colui che riesce sempre a ottenere quello che vuole senza bisogno di gesti clamorosi, senza mettersi troppo in vista, senza scontentare nessuno~ In tal modo “prudente” diviene sinonimo di abile, avveduto, quando non addirittura di astuto”.

Che dire. La prudenza è sempre la stessa. Avvedutezza, previsione, calcolo, astuzia, cautela, ma…mi fermo senza lasciare conclusione. Di fronte a tali autorità non me la sento. In ogni caso sento come “maggiore” autorità, ovvero maggiore possibilità di sdoganare la prudenza, i Beatles, rispetto al mio emerito prof. Berti.

Guido Savio

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