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ESSERE TRADITI

Parlando con una persona, una donna, durante una seduta, di un suo tradimento “subito”, ho avuto modo poi di sintetizzare alcuni punti che ritengo ricorrenti in tutti gli eventi di questo tipo:

1 – Il tradimento avviene “a mia insaputa”. Ovviamente, si potrebbe pensare. Ma io vedrei qui la nascita del dolore: “Io non so quello che tu sai e che mi nascondi”. Chi tradisce si mette immediatamente nella posizione di “chi sa”, che, ovviamente, è una posizione di privilegio nei confronti di “chi non sa”. Il primo dolore è un dolore da inferiorità, da perdita di potere contrattuale nella relazione. Sapere/non sapere.

2 – Questo dolore comporta un movimento di “regressione” nella persona tradita. Oltre a perderne in potere contrattuale ne perde anche in valore oggettivo del giudizio su se stessa.

3 – I due che tradiscono formano, agli occhi di chi viene tradito, una “coppia edipica”. Ovvero, loro sono i grandi, loro sono i “genitori”, loro sanno, loro vivono una realtà matura, loro fanno, loro si desiderano, etc… , io no. Esperienza di “maturità” che, vista la mia regressione, mi è interdetta, ne sono stata limitata o privata del tutto.

4 – Da qui il mio sentirmi bambina “in mezzo” alla neonata “coppia genitoriale”. I due che tradiscono diventano per me tradita “padre e madre” di me stessa bambina. Sottolineerei il concetto di “in mezzo” che rimanda al pensiero dell’ “essere in più”, caratteristico dell’età infantile.

5 – Da qui ancora il “sentimento” di impotenza. Chi è tradito si sente assoggettato, ovvero perde la propria dignità e sovranità. Chi è tradito perde in parte lo statuto di soggetto libero.

Poi, in tutto questo, la questione del sentirsi “traditi” nella fiducia che io avevo riposto nell’altro, è il collante che tiene uniti tutti e cinque i punti.

Guido Savio

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