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IL PAPA E SCALFARI (La Chiesa e ”la repubblica”)

IL PAPA E SCALFARI (La Chiesa e “la repubblica”)

“Dio perdona chi segue la propria coscienza” è una frase di Francesco papa che oggi echeggia sulla “Repubblica” di Scalfari.

Mi ha colpito molto questa frase. Frase che è un salto nella storia e nella dottrina. Frase coraggiosa.

La storia, lo ammette Francesco, ha sempre diviso il pensiero della Dottrina (tacciato spesso di oscurantismo e di superstizione) e il pensiero illuministico della Scienza, che si allontana dalla Scritture per accedere e accendere un mondo più vicino all’uomo, al tocco che l’uomo del mondo può avere.

L’uomo che dovrebbe essere lasciato libero e sovrano di “dire” di se stesso a partire dal proprio modo di essere un soggetto morale: poi verrà anche la religione, poi verranno anche le religioni.

E’ la coscienza, è il singolo, è l’io nel suo rapporto d’amore con gli altri il faro per se stesso. Altri punti di riferimento nel mare ce ne possono essere. Ma il primo è la propria coscienza, dove conta più la parola “propria” che la parola “coscienza”: l’io sovrano del suo giudizio prima dell’io storicizzato dentro un sistema morale (o moralistico).

Ed è una grande frase di responsabilità quella di Francesco nella lettera a Scalfari che recita che “anche per chi crede la verità non è assoluta, noi non la possediamo”.

A mio modo di vedere, parlare nel mondo moderno di verità è assai rischioso e può portare a scivolare anche dove non si vorrebbe. Comunque chi usa la parola “verità” è senz’altro un uomo coraggioso. E francesco lo è.

Anche affermare che Dio non è un frutto del pensiero dell’uomo è una frase difficile da comprendere dalla laicità. Eppure Francesco ha avuto il coraggio di pronunciarla.

Se poi per davvero Francesco metterà i conventi chiusi a disposizione dei rifugiati del Centro Astalli di Roma, tanto per prenderne uno, vorrà per davvero dire che Cristo non si è fermato a Lampedusa. Da uomo coraggioso.

Guido Savio

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