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IL BELLO

In più di una occasione mi è capitato di citare il famoso verso di Rainer Maria Rilke tratto dalla prima delle dieci elegie duinesi.

“Ma chi se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere/ degli Angeli? e anche se un Angelo a un tratto/ mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte/ mi farebbe morire: perchè il bello non è/ che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere/ ancora,/ lo ammiriamo anche tanto, perch’esso, calmo, sdegna/ distruggerci. Degli Angeli ciascuno è tremendo”

In che cosa consiste poi per noi il tremendo? Il perdersi? L’annichilirci? La immensa emozione? Il non reggere la visione?

Certo, forse tutto questo e tante altre esperienze ancora. E il bello è la partenza. Il bello è l’inizio di quello che poi noi non conosciamo, o non conosceremo.

Ma il tremendo, come afferma Rilke, non vuole distruggerci. Forse non gli interessa nemmeno. E noi ci troviamo, da uomini, a fare i conti con quello che è più “forte” di noi, ma che tuttavia ci anima e ci dà vita (e anche morte): il bello.

Guido Savio