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CREDERE E CREDERE

Delle cose ultime

Credere e credere. E’ lo stesso verbo, ma che in questi tempi, in questi giorni, forse in queste ore, chiama ciascuno di noi alla “distinzione” (qualcuno sta dicendo anche “spaccatura”).

Io credo nel futuro, nelle mie forze, nell’amore di chi mi ama, nel dio che mi può aiutare e proteggere, nell’amico che ne ha una più di me (carta buona), nei miei figli che malgrado tutto navigano la loro rotta, nella società in cui vivo che, strapazzata da anni di follia, tuttavia sa ancora rilanciarsi verso il domani dove io la posso incontrare, credo nel migrante che viene qui anche a chiedere la carità e magari anche a delinquere, ma qui viene soprattutto perchè lo anima una spinta di rivincita.

E per noi, europei forse un pò stanchi, la forza di redenzione degli “altri” non può fare che bene.

Ma non credo assolutamente, e mai ci ho creduto, alla apparenza, all’apparentamento, al discorso criptico, alla barzelletta fatta morale, allo sputo contro di me che non ho sputato per primo, non credo alla patina, alla eloquenza, a chi pensa alla propria tasca perchè se non ci pensa, magari, gli capita di dover andare in galera, non credo a quello che ascolto e vedo quando mi è filtrato dal tubo catodico (magari ancora esistesse) che mi esclude da ogni interloquire.

Magari avrei anche poco da dire. Magari avrei anche poco da proporre. Ma una “cosa” sento forte nel corpo. La necessità di espellere un qualche cosa che non mi appartierne, che non è mio, che non ho mai voluto, che ha fatto da vent’anni del male a me e a tutti gli italiani.

Penso che per essere costruttivi bisogna avere coraggio, il coraggio di non pensare ad alternative, ma solo il coraggio di volere che tutto ciò finisca.

Guido Savio

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