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Umanità:individualismo e solidarietà: fragilità ed efficienza (A. Giacomelli)

È spesso molto importante saper osservare e capire, nel mondo che ci circonda, quante differenze e quante d’altra parte somiglianze caratterizzano le persone nate e vissute in società, ambienti e epoche molto diverse tra loro.

Queste possono spesso aiutare ad intuire e ad imparare a conoscere gli aspetti e le caratteristiche umane delle persone stesse, riuscendo delle volte a tracciare, in più persone, aspetti simili legati a tradizioni, modi di vivere e di pensare.

“Chi fa da sé fa per tre”.

Uno degli aspetti più importanti, derivante certo in parte dalla storia e dagli eventi che nel tempo l’hanno costituita, delle culture e della filosofia occidentale è sicuramente riscontrabile nell’individualismo. Questo tipo di filosofia e modo di pensare ci appartiene, è radicata e ben fissa all’interno della nostra concezione di esistenza e all’interno della società che ci circonda, e che noi stessi arricchiamo di questo concetto appena la vita ci permette, per l’appunto, di poterci affermare.

È proprio questo concetto quello che, nell’evidenza, mette alla luce questa filosofia. Riuscire, nella propria esistenza, a scalare il più possibile la scala sociale e, conseguentemente, materiale, cercando di affermare la propria superiorità, le proprie qualità e caratteristiche uniche al mondo nel lavoro, nella politica, nella cultura, nella ricchezza, nello sport e in ogni altra possibile forma di sfida, di possibilità per poter prevalere e affermarsi. Sono proprio queste qualità e queste unicità che vanno ad alimentare la convinzione di possedere, rispetto alle altre persone che ci circondano, qualcosa di più. Questo permette la formazione e la maturazione delle persone secondo una mentalità molto forte e allo stesso tempo molto isolata, “non farsi influenzare dagli altri, pensare con la propria testa: farcela da soli, non far vedere il proprio bisogno” (C.Guerreschi, New addictions. Le nuove dipendenze, San Paolo, 2005).

L’affermazione del proprio io diventa leva determinante nello sviluppo sociale e d economico da cui dipende, tra l’altro, fortemente. La permanente sfida tra ogni persona per l’affermazione porta alla competizione e quindi al massimo utilizzo di conoscenze, qualità e capacità, e quindi, al miglior risultato possibile. Così accade nell’economia, dove l’individualismo e il metodo scientifico e razionale delle cose aiutano a sviluppare ricchezze sempre più grandi e sempre a minor costo. L’individualismo, nell’aspetto sociale e nella vita quotidiana delle persone gioca un ruolo decisivo per riuscire a ridonare fiducia nei casi più sfortunati e nelle persone disagiate dove, il concetto di individualismo aiuta a sperare in un futuro migliore alla ricerca di una propria affermazione, attraverso il sacrificio e gli sforzi che la vita chiede. È questo un tipo di mentalità talmente impregnata nella società da influenzare i mezzi di comunicazione, l’istruzione, l’economia e la nostra vita, anche negli aspetti più personali. L’importanza dell’individualismo risiede anche nell’accettazione e nella convinzione dell’importanza del proprio io. “La nostra capacità di sopportare le difficoltà, di raccogliere le energie di fronte a una piccola salita, di pretendere qualcosa di più da noi stessi grazie ad uno sforzo anche esiguo, ormai si sta esaurendo” (M. Lodi, La Repubblica , 22 Novembre 2011). Avere in sé un’idea positiva del proprio essere e del proprio futuro è oggi più di un tempo fondamentale per poter rinnovare e diventare protagonisti della società in cui si vive.

L’individualismo racchiude in sé una filosofia che oramai ci appartiene e quindi è costante specchio di quello che siamo. È possibile così, analizzando noi stessi e le persone che ci circondano, vedere nei difetti che questa filosofia ci sta portando ad accentuare i difetti stessi dell’individualismo.

La solitudine è forse, fra tutti, uno degli aspetti più forti e negativi che l’umanità, oramai in gran parte influenzata dal concetto di individualismo grazie alla globalizzazione, sta vivendo. La chiusura del proprio essere e la mancanza di solidarietà morale, culturale e d economica sta, oggi come un tempo creando diseguaglianze, guerre e povertà. Sono la solitudine e l’egoismo che sono entrati a far parte della nostra natura, quasi legata ad un livello primordiale di sopravvivenza e che ci chiudono verso gli altri, verso i rapporti e verso l’accettazione dei propri limiti, della morte e della fragilità, anche nella straordinarietà, dell’esistenza. “Persino la malinconia, sentimento capace di allargare l’anima per far accogliere tanta altra vita, viene respinta dal nostro modello imperante” (M. Lodi, La Repubblica , 22 Novembre 2011) Questo malessere ci forma e ci rende estranei l’uno all’altro, distruggendo le risorse, il mondo, le tradizioni, mettendo davanti a tutto il proprio io e la sua stessa affermazione. “Ama il prossimo tuo come te stesso” Questa filosofia, che tanto nel tempo ci hanno aiutato a sviluppare la scienza, la tecnica e l’arte va conservata e ne va fatto tesoro, proprio perché, nel suo sviluppo è stato ed è oggi possibile migliorare la vita e le persone stesse.

È importante invece considerare attentamente il grave rischio che le persone e gli enti che le rappresentano stanno correndo nell’accentuare, giorno dopo giorno, i difetti di questa filosofia trascinando la società umana verso un egoismo e un materialismo molto forte. Lo stesso enorme divario economico e qualitativo della vita che differenzia alcuni paesi da altri è un chiaro segno di come, per il bene di pochi, spesso, debba esserci un disagio per molti. È qui che , nella nostra esistenza, entra in gioco il destino, la fortuna , il fato o qualsivoglia chiamarlo, che decide, senza alcun motivo o nostro merito, dove nascere e di conseguenza a quale gruppo appartenere.

È in questo caso che deve nascere, nel capire queste grandi ingiustizie causate in parte si dalla natura e dalle ricchezze che essa possiede, ma soprattutto dalla storia e dagli uomini, un sentimento umano di solidarietà e giustizia che ci deve far sentire in dovere di preoccuparci delle persone che, senza nessun motivo sono nate e stanno vivendo, in una realtà molto diversa da quella di un paese ricco.

La solidarietà verso gli altri è un concetto e una preoccupazione che ormai nel tempo sta svanendo e viene sempre più sostituita dalla diffidenza e dalla chiusura verso gli altri. È però davvero necessaria?

In un mondo in cui nessuno aiuta nessuno la sfida alla vita, ai soldi e alla scalata sociale può solo portare pochi vincitori e tanti perdenti e quindi tantidisagi.

Tanto più e difficile aiutare quando si ha paura di non essere aiutati nel momento del bisogno e quindi il concetto di solidarietà diventa difficile, fragile e tanto più legato alla fiducia da essere visto come valore effimero e senza alcun peso considerevole.

L’unico vero peso considerevole viene misurato oggi in ricchezza, nei soldi, nel capitale ed è quindi molto difficile riuscire ad accettare, oltre che passivamente, anche attivamente , il concetto stesso di fiducia; come dice Bauman, “ per essere in tutto e per tutto umani e al sicuro della nostra umanità, è necessario che altri umani si prendano cura di noi e che noi abbiamo la convinzione che tali cure ci saranno offerte nel momento del bisogno” ( Z.Bauman, Disamore e ginnastica, “La Stampa”, 19 Giugno 2004).

È necessario però provare noi stessi a fare il primo passo, ad essere protagonisti della nostra vita e ad aprire le porte ad una solidarietà che può diventare, se fatta davvero con il cuore e non con la testa, contagiosa e tanto più benefica e conveniente di quanto non possa essere l’egoismo. Anche questo diventa un ragionamento molto importante da considerare e da non tralasciare.

Nel fare del bene, sempre e indipendentemente da come e quando, se fatto in modo sincero e gratuito, si ha sempre in cambio altro bene. In un mondo in cui le diseguaglianze crescono giorno dopo giorno e le risorse naturali sempre più scarseggiano è necessario adottare una politica solidale e rivolta al dialogo, alla collaborazione e al benessere delle persone e non delle grandi multinazionali.

Un mondo radicalmente solidale sarebbe da considerare sicuramente un’utopia. Anche la solidarietà infatti, basandosi sulla fiducia, può essere molto fragile, ma può portare ad aiutare gli uomini a sentire in loro quella fragilità e quella insicurezza che può aiutare a comprendere i propri limiti e il proprio bisogno degli altri. È allora importante riuscire a prendere, da entrambe queste importanti filosofie, gli aspetti più positivi che esse possono donare e che possono migliorare la nostra vita e quella di chi ci sta intorno. Dobbiamo essere protagonisti del nostro destino, essere convinti della nostra unicità, delle nostre capacità e avere in noi l’ardente desiderio di poterla pensare a modo nostro e di seguire i nostri sogni considerando però, ed è questa la cosa più importante, che molte altre persone al mondo hanno forse nel cuore gli stessi nostri desideri e gli stessi nostri sogni.

Sta a noi porgere la mano e dare a quelle persone la possibilità di farlo, facendolo insieme.

Alessandro Giacomelli

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