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OLIMPIADI

“Come nelle Olimpiadi sono incoronati non i più belli e i più forti, ma quelli che partecipano alla gara (e tra essi infatti ci sono i vincitori), così nella vita chi agisce giustamente diviene partecipe del bello e del buono. La loro vita è poi di per se stessa piacevole. Infatti il provar piacere è cosa che riguarda l’anima e per ciascuno il piacere risiede in ciò verso cui è inclinato (…) La vita dunque delle persone virtuose non richiede il piacere come qualcosa di accessorio bensì possiede il piacere in sè”.

(Aristotele, Etica Nicomachea)

Se noi ci pensassimo tutti atleti, belli, forti, brutti, deboli, come noi tutti siamo allo stesso tempo, non ci sorgerebbe mai il dubbio sul provare piacere o meno (ovvero sul nostro essere sani o meno).

Da atleti ci penseremmo in corsa, corsa continua, senza affanno e senza meta dovuta.

Il traguardo è un dato secondario rispetto alla nostra partecipazione al bello e al buono.

Le persone virtuose (ovvero sane) portano il piacere nel desiderio della propria corsa. Chi corre desidera il proprio bene, ovvero il luogo verso cui ci sentiamo chiamati. Nulla di più e nulla di meno.

Guido Savio

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