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SELF-LIKING

SELF-LIKING

Self-liking è ciò che Mandeville chiama “predilezione per se stessi” (Favole delle api – Dialoghi tra Cleomene e Orazio, 1728, pp. 87-88), ed è inteso come derivazione dal self-love.

Trovo qui una edizione diversa, più negativa, più dura verso il limite umano rispetto a quella che in tante occasioni ho esposto a riguardo dell’”amore per se stessi”. Io ho sempre inteso “amore per se stessi” come forma della fiducia e autorizzazione al fare, oltre che all’essere. “Amore per se stessi” come segno di un pensiero di Padre che ci ha amati, a cui il nostro fare piace. Per cui noi piaciamo a noi stessi (self-liking).

Ma è interessante la voce di Mandeville.

“Io la chiamo predilezione per se stessi quel grande valore che ogni individuo attribuisce alla sua stessa persona; quell’alta stima di sé stessi con la quale ritengo siano nati tutti gli uomini… Quando questa predilezione è eccessiva, ed è così apertamente palesata da recare offesa agli altri, so bene che è annoverata tra i vizi, e chiamata orgoglio; ma quando è dissimulata, o quando è così ben mascherata da non mostrarsi nei suoi veri colori, essa non ha nome, sebbene gli uomini agiscano unicamente dietro il suo impulso e non quello di altri principi (…) una guida che domina la natura umana, ed è sentita da ciascuno prima ancora di avere il tempo o la capacità di riflettere e di pensare ad altro”.

Mandeville vede il self liking o come orgoglio (vizio) o come mascheramento di un impulso(vizio). Ma sappiamo che altre vie esistono perché l’”amore per se stessi” sia dato di salute e non di patologia.

Guido Savio

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