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“CHI SONO?”

Davvero non ci si conosce mai abbastanza. Non abbiamo mai finito di conoscerci, noi noi stessi e noi gli altri. Mai.

Se l’antico adagio cinese recitava che non possiamo mai dire se la nostra vita è stata felice o meno se non quando è finita del tutto, allo stesso modo non possiamo dire chi veramente siamo se non a bocce ferme, alla fine della fiera.

Tuttavia ritengo che esista un ambito della nostra esistenza in cui il conoscere noi stessi e il conoscere l’altro sia particolarmente veritiero, particolarmente affidabile: e questo è l’ambito del dolore.

Proprio come l’antico adagio greco recitava “to pathei mathos”, nel dolore la conoscenza, così ritengo che noi non possiamo davvero conoscere sufficientemente noi stessi e gli altri se non nel momento della sofferenza, nel momento della difficoltà.

Da come una persona, e dunque anche noi stessi, sappiamo sopportare, gestire, convivere, adattarci, etc. al dolore del corpo e dello spirito, si capisce di che pasta si è fatti.

E siccome vale sempre il moderno adagio che il corpo non mente, è nel nostro e altrui stare vicini al dolore che noi esprimiamo la parte più vicina alla nostra naturalità, alla nostra verità, a chi siamo per davvero.

Guido Savio

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