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CURIOSITA’ 2

Quando facciamo una domanda a qualcuno, ci può scappare di introdurre la stessa domanda con un “Scusi, per curiosità”, come se la curiosità fosse uno sfizio, una civetteria, un piccolo peccato di cui noi siamo portatori.

Al contrario, la curiosità di cui vorrei parlare in queste righe è tutt’altro che frivola, anzi è un vero e proprio strumento del procedere umano.

Umberto Galimberti nella sua garzantina sulla Psicologia, definisce la curiosità come “desiderio di conoscenza che si manifesta in un atteggiamento esplorativo nei confronti dell’ambiente circostante e del proprio mondo interiore”. Esattamente come affermava Freud: “E’ sempre una questione del dentro e del fuori”. Siamo attratti da quello che vediamo fuori di noi, ma forse ancora di più da quello che dentro di noi sentiamo, e vogliamo conoscere nel modo più preciso possibile queste due realtà”.

L’uomo coraggioso allora è un uomo curioso in quanto non si tira indietro di fronte a quelli che potrebbero essere i risultati della sua ricerca, esterna ed interna.

Anche se la curiosità composta sempre un rischio: appunto il sapere quello che prima non si sapeva. Ricordo, e l’ho scritto in più di una occasione, una frase tratta da un film western di Sergio Leone dove un cow boy diceva all’altro: “Ricordati di fare solo domande di cui tu poi possa saper reggere la risposta”. Perla di saggezza.

Quindi la curiosità che ci muove, e che non ci procura dolore, è quella di dirigerci nel nostro lavoro di indagine (Freud parlava di “scopofilia”) verso una meta che noi riteniamo potenzialmente soddisfacente. Per questo ritengo che l’azione pratica della curiosità di cui parla Galimberti, debba essere preceduta da una fase di lavoro intimo dentro di sè, alla ricerca di un percorso che ci possa prevedere soddisfazione e non complicazione o confusione.

Guido Savio

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