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IL PRESENTE (PAVESE)

Scrive Cesare Pavese nei suoi Dialoghi con Leucò: “Di morire non spero. E non spero di vivere. Accetto l’istante”. Il presente non è la nostra speranza, ma la realizzazione della nostra salvezza. Solo legati al presente possiamo accettare le intemperie e le intemperanze del tempo e del mondo. Così come goderne la misura.

Stare dentro al presente che stiamo vivendo è l’unico atto che ci porta alla salute. Il nostro momento presente che contiene passato (storia) e futuro (pensiero). Il nostro momento presente che è l’unico dato di realtà che noi possiamo sperimentare.

Il distacco da quello che siamo nel nostro presente, dal qui e ora, è l’unico vero “stare male”. Lasciarsi andare passivi al passato (rimorso/rimpianto), o al pensiero incerto del futuro (paura) è la condizione fondamentale del nostro malessere.

Mal-essere è un cattivo essere nel presente. Per questo dare un nome e un senso al presente (ancora più che al futuro) rappresenta l’uscita dal mal- essere. Nome e senso che sono accettazione e adattamento: vivibilità del momento.

Guido Savio

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