-Email -Email   STAMPA-Stampa 

(PARA) NORMAL ACTIVITY: IL PENSIERO

IL PENSIERO DA’ CORPO ALLA VITA

(PARA) NORMAL ACTIVITY: IL PENSIERO

Il pensiero ci salva e ci porta verso la sponda giusta. Ovvero: se io ho capacità e libertà di pensiero non devo temere della mia salute. Quale pensiero? Il pensiero produttivo, attivo che fa fare del mio essere un essere “valido”. Ovvero di valore. Il pensiero buono è il pensiero che mi dà forza per essere valevole con me e con gli altri. E’ “normale attività”

Chi pensa? Pensa chi ha voglia di pensare ed è libero di pensare.

A che cosa pensa? Non ovviamente alla propria salute ma solo al proprio essere in vita. Il pensiero sano è quello di essere vivi ( e ringraziare qualcuno per esserlo).

“Se guardi tutto a questo mondo non è più finita”: pensiero stupendo! produttivo e attivo che mi permette di passare sopra alla nevrosi che mi imporrebbe di stare troppo attento all’altro e a quello che l’altro fa succedere.

Per cui il pensiero mi dice che bisogna lasciare passare tempo da quando l’altro mi ha dato la sua parola: non devo mai rispondere immediatamente: sarebbe l’isteria. Rispondo dopo avere pensato (almeno dieci secondi). Nel conoscere noi stessi noi abbiamo la misura della nostra sostanza e della forza del nostro pensiero.

Se la vita è sacra (e lo è) noi dobbiamo avere cura del nostro pensiero e delle condizioni che esso ci propone. Pensare a qualcuno è il senso della sacralità della vita. Pensare a se stessi è un distorcimento (nevrosi o perversione). Pensare all’altro è la “normale attività”

“Se guardi tutto a questo mondo nno è più finita”: ovvero il pensiero deve finire da qualche parte: nella parte del farla finita con l’eccesso e l’eccessivo accesso alla intimità dell’altro. Il pensiero nostro, sano, intimo, ci toglie dall’altro, dalla morsa dell’altro, e per questo ci avvicina all’altro come liberazione.

Il pensiero che fa male è quello che ci impone di guardare sempre il nostro ombelico. Prima di tutto perché a guardare in giù ci dolgono le cervicali; in secondo luogo perché guardando in giù verso noi stessi non vediamo l’altro.

Il bene dell’altro non è nel mio arco. Quindi il mio pensiero deve essere quello che pensa senza volere cambiare: né l’altro né me. Il pensiero è una azione che libera tutti e due. Senza obbligo tuttavia. Il non pensare (che a volte è il silenzio) mi porta ad attaccare troppo il mio corpo al corpo dell’altro: allora è dolore: stridore: angoscia.

Il pensiero, così inteso, non ci lascia labili nei confronti degli avvenimenti: sappiamo allora del nostro peso e delle nostra forza (nonché debolezza) e dunque sappiamo regolarci: il pensiero è un principio di regola.

Ultimo (per ora): il pensiero che io uso per stare al mondo, per difendermi dal mondo e per amare il mondo, è un pensiero di crescita. Il bambino cresce se la sua capacità di pensiero cresce. Se la sua capacità di pensare bene a se stesso, e di pensare se stesso bene, ha un suo naturale futuro: la vita non è mai pensiero di passato ma slancio verso quello che sarà (e noi non sappiamo).

Guido Savio

-Email -Email   STAMPA-Stampa