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PADRE E FIGLIO NELLA RELAZIONE (PARTE QUARTA)

PADRE E FIGLIO NELLA RELAZIONE (PARTE QUARTA)

Figlio e sesso

Il sesso è la legge riuscita. Ma il rapporto sessuale potrebbe essere anche una condizione che impedisce o ostacola il rapporto tout court di un soggetto con un altro . Ma nel momento in cui avviene lo si intende come responso della legge riuscita. Legge che recita: “Il piacere mi viene dall’altro”. La posizione di questa legge è addirittura ontologica: “Se sesso… allora legge”. Perché tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge! Allo stesso modo in cui siamo tutti uguali di fronte al sesso se viene riconosciuto come indicatore della differenza e della domanda di un soggetto verso l’altro (o la reciprocità della domanda).

C’è l’ente piuttosto che nulla, come abbiamo visto sostenere Heidegger, e tanto per rispondere alla sua domanda, in quanto il sesso come legge ha permesso alla umanità di darsi prima di tutto una esistenza e in secondo luogo una garanzia di sopravvivenza. Il sesso nella sua pratica consente che nel mondo ci sia la vita anziché il nulla: tutto qui. Ma ciò non tanto nel senso biologico, bensì in quello strettamente giuridico. Esser-ci è solo in quanto figli “capaci” di sesso, cioè di separazione e nello stesso tempo di comunione.

Tornando ad un quesito precedente riguardo il sesso, la risposta è: il sesso è la prima realtà (entità) che si tenta di negare proprio perché è il nostro primo “coglimento” del nostro in-essere. “Che cosa significa in-essere – si chiede Heidegger – ? Di primo acchito completiamo l’espressione con: in essere ‘nel mondo’ e tendiamo a intendere questo in-essere come un ‘essere dentro’. Con questa espressione si denota il modo d’essere di un ente che è ‘dentro’ un altro, come l’acqua è ‘dentro’ il bicchiere o la chiave ‘dentro’ la toppa. “. (….) “’In’ deriva da ‘innan’, abitare, habitare, soggiornare; ‘an’ significa: sono abituato, sono colito con..: esso ha il significato co ‘colo’, nel senso di ‘habito’ e ‘diligo’”. (…) “L’espressione ‘sono’ è connessa a ‘presso’. ‘Io sono’ significa, di nuovo, abito, soggiorno presso… il mondo, come qualcosa che mi è familiare in questo o quel modo” 16 (In-essere, Essere e tempo, Heidegger, p. 77-8 / sex = in habitare

Il solo tentativo di farsi un concetto (pensiero) di sesso è quello di intenderlo normativo nel senso di “uno dentro l’altro” (un uomo dentro alla donna, una protuberanza dentro una cavità) e questo diviene automaticamente articolo di legge: la terra di due (che si amano l’uno dentro l’altro). Un Nomos, una familiarità della terra di due persone che si trovano, toccano i rispettivi corpi come se toccassero una terra alla quale “appartengono”.

In amore ognuno degli amanti va ad abitare il corpo dell’altro e solo in questo “abitare” trova compimento il moto del proprio desiderio.

Annota Cacciari che questo moto del corpo verso l’altro è una “sedazione”. Non certo una “calmazione”, ma un dare-sé all’altro. Tutti noi altro non desideriamo: avere un altro da riempire: delle nostre parole, delle nostre idee, del nostro spirito, della nostra anima, del nostro corpo, etc.,in quanto da soli non ci bastiamo. Il bambino corre dal papà o dalla mamma per avere conforto e confronto sulle proprie teorie; se io guardo un film o leggo un libro che mi ha particolarmente interessato la prima cosa che desidero è “entrare” con il mio corpo nel corpo dell’altro per farlo partecipe della mia scoperta (questo è desiderio di comunione). E così è l’amore che disdice il deserto proprio perché non ha sponde, non ci rimanda indietro il nostro corpo, non ci sazia. Solo il corpo dell’altro è “corpus recipientis” per la nostra volontà di dare una dimensione normale e normata alla nostra esperienza. Soprattutto all’esperienza d’amore:

“Il deserto non sazia, non diviene scrive Cacciari – ; immagine dell’assenza di forme o della vanità delle immagini, esso insegna a ‘durare ad esistere’; esso chiama, nel modo del suo silenzio, all’esserci mai sazio, mai ‘a casa’ nel tempo-soltanto-tempo del divenire”. “Il Nomos appare originariamente e indissolubilmente legato alla terra, ‘sedato’. Esso governa, giudica, media, in quanto ancorato ad una terra, assegnato a un confine. (…) Nomos salvabile solo nel suo positivo rapporto con la terra, il luogo, il topos”17. ( Nomos, terra/corpo, Cacciari p. 47).

Sesso come luogo, terra e dunque legge. Sesso come posto, terra, esser-ci dell’altro che non può venire negato, come l’inconscio non nega. Sesso come confine. La legge della differenza sessuale è la legge della confinazione dei due desideri che, proprio perchè confinati, possono pervenire alla soddisfazione, il che non accadrebbe se fossero sconfinati, peggio, infiniti. Fratelli (anche i fratelli di San Francesco) nel sesso, è come dire fratelli nella legge. Il sesso è la fraternità della legge che recita: ”Sessualmente disponibile: a- non fare del sesso un motivo della indisponibilità all’altro; b– non avere nel proprio pensiero determinato il fine di sesso.

Il sesso deve essere lasciato libero dal pensiero (teoria) di sesso come un “da farsi” tra due per testimoniare o dimostrare qualche cosa. Se sesso, allora legge c’è già: non occorre pensare ulteriormente. E infatti la cosiddetta “patologia sessuale” ha a che fare al pensiero di sesso come un “da farsi” quando invece… è già fatto di per sé. Il pensiero diviene una teoria nel momento in cui si pone come opposto al giudizio. Giudizio vuol già dire “fare”, non avendo altre storie per la testa.

Il caso di Freud è l’unico, nelle dottrine morali, in cui il sesso non viene trattato da “oggetto” della legge morale, bensì come “componente” della legge morale. “Oggetto”, di qui o di là, si è chiamati a pensarci se… vada bene o vada male: significa che si è chiamati a sentirlo come oggetto finchè lo si fa. E sappiamo che non è possibile fare sesso se si ha il pensiero di sesso in testa. Per fare sesso basta solo avere corpo (“habeas corpus”). La liberazione è data non momento in cui io vivo il corpo che fa sesso come un corpo in norma in quanto sta portando piacere ad un altro attraverso il portare piacere a se stesso. Il sesso infatti è l’unica esperienza sensibile che si presti ad una logica “negativa” (trarre piacere dall’agire dell’altro.

“Amore. E’ per noi del tutto naturale – scrive Simone Weil – ritenersi il fine di un essere che ci è necessario, che è per noi condizione di esistenza, e ci sembra orrendo, impossibile, contro natura non esserlo. (…)” 18(Weil 3° p. 308 attività della passività).

Questa la legge dell’amore (leggasi “sesso”) predicata da Simone Weil: la attività della passività: lascio che l’altro faccia il mio piacere in quanto sono sicuro che in questo modo fa il suo senza averne pensiero. Ma non tanto perché ha pensiero del mio, quanto perché “avviene”, e qui potrebbe starci anche il deserto di Cacciari.

La disponibilità deve essere attribuita al sesso: si potrebbe dire, non basta l’altro senza che egli sia “portatore” di sesso. Allora il sesso è terra e norma, corpo che è pelle e pelle che è geografia dei moti dei corpi l’uno verso l’altro nella reciprocità e nella comunione. Poi quello che avviene avviene.

Corpo e rapporto

Corpo è conviver- “ci”, e “ci” è la relazione. Non esistono dubbi che il “ci” è la reciprocità. Ma reciprocità data da un luogo. Il luogo è sempre il luogo del corpo, proprio per questo si parla di Nomos. Lunga è la storia del presente dei corpi, ma soprattutto lunga è quella del passato (storico) dei corpi. Il nostro corpo è sede e nello stesso tempo fonte della storia che è il “dato” o il “darsi” che noi diamo all’altro nel momento in cui ci meritiamo il suo amore. L’amore meritato si distingue dall’amore garantito dal fatto che l’uno amante dona all’altro amante (e viceversa) non il proprio Io ma la propria “storia” (un discorso già affrontato), che è costituita dall’Io e da tutti gli altri che quell’Io ha incontrato nel suo tempo fino ad allora.

La nostra storia non siamo noi. Essa è “oltre noi” ed è anche “altra” da noi. Ed è proprio perché noi doniamo (per-doniamo) all’altro anche una esperienza “altra” rispetto al nostro Io che il donare la storia è atto massimo di fiducia e anche di speranza nell’altro dell’amore. Ancora tornano intelligenza e speranza come accoppiata di virtù. Che dalle sue mani non cadrà la nostra storia e che, se cadrà per terra, noi sapremo raccoglierla in quanto abituati a frequentare e battere una terra normata, regolata, “componente” e non “oggetto” della legge.

“Nel suo essere effettivo, l’esserci è sempre come e ‘che cosa’ era –scrive ancora Heidegger -. Esplicitamente o no, esso ‘è’ a partire dal suo passato. E ciò non soltanto nel senso che esso, per così dire, spinge il proprio passato ‘dietro’ di sé e possiede ciò che è passato come una qualità ancora presente che, di tanto in tanto, reagisce su di esso. L’Esserci è il proprio passato nella maniera del ‘proprio’ essere, essere che, detto alla buona, si ‘storicizza’ via via in base al proprio avvenire”. 19

Il sesso è la storia di ognuno di noi, a partire dal passato, in quanto condizione della relazione. E nello stesso tempo è Nomos in quanto ‘posto’ di questa storicizzazione, terra, se vogliamo, promessa.

Figlio in quanto attore dell’amore e uomo/donna amato/a è coraggio al maschile e al femminile.

Figlio è cercare il rapporto. “’ Pensare il suono di una mano’. Significa cercare il rapporto – scrive ancora Simone Weil – . Cose che non hanno altro essere che il rapporto. Tutte le cose rientrano in questo caso. La verità si produce al contatto di due proposizioni nessuna delle quali è vera; è vero il loro rapporto”. (Weil 3° p. 75)

GUIDO SAVIO