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AMARE L’AMORE

Lettura della Introduzione di Armanda Guiducci al libro di Denis de Rougemont L’Amore e l’Occidente

AMARE L’AMORE

(Lettura della Introduzione di Armanda Guiducci al libro di D. de Rougemont L’Amore e L’Occidente)

“Da tutti i mali il mio differisce; perché mi piace; mi fa gioire; il è ciò che io voglio e il mio dolore è la mia salvezza. Non vedo dunque di che io mi dovrei lagnare, dacchè il mio male mi deriva dalla mia volontà; è il mio volere che diviene il mio male; ma provo tanto piacere in questo modo, ch’io soffro gradevolmente e v’ha tanta gioia nel mio dolore ch’io sono malato tra le delizie”.

(Chrètien de Troyes)

Il libro di Denis de Rougemont, che vede la sua prima edizione nel 1939, è uno dei più interessanti saggi sull’amore, almeno inteso nel mondo occidentale. Esso parte da una analisi storico sociale molto originale, che suscitò a suo tempo aspre critiche anche presso gli storici e letterati. Parte dalla tesi secondo cui la lirica cortese sarebbe derivata dall’eresia catara: catari dovrebbero essere stati i primi cantori dell’amore cortese. Secondo la loro concezione l’anima è confinata nel corpo e aspira a tornare ad una identità indifferenziata, mistica, da cui si è separata nella esperienza materiale della vita.

Ma quello che più ci interessa è che i poeti cortesi erano portatori una particolare concezione dell’amore, contrapponendo il matrimonio, con le sue regole, le sue leggi, il suo carattere istituzionale, all’amore-passione, l’amore che è annullamento di se stessi, che è vertigine, abbandono. L’importanza di questo libro sta nella sua tensione infelice, intendendo che l’amore vero è l’amore impossibile, l’amore per chi manca, per chi è assente, amore per chi non ricambia.

“Amare l’amore – scrive de Rougemont – più dell’oggetto dell’amore , amare la passione per se stessa, dall’ amabam amare di Agostino fino al Romanticismo moderno, significa amare e cercar la sofferenza. Amore-passione: desiderio di ciò che ci ferisce e ci annienta con il suo trionfo”.

La tesi di de Rougemont è quella che l’amore impossibile è quello preferito, potremmo dire anche l’unico praticato, dalla letteratura di tutti i tempi (il suo esame di Tristano e Isotta di Wagner è magistrale).

“Perchè a qualsiasi altro racconto preferiamo quello d’un amore impossibile? Proprio perché ci piace bruciare ed essere coscienti di ciò che brucia in noi – scrive ancora de Rougemont -. Profondo legame del soffrire e del sapere. Complicità della coscienza e della morte! (Su di essa Hegel ha potuto fondare una spiegazione universale del nostro Spirito e perfino anche della nostra Storia)”.

Seguiamo il percorso della Introduzione di Armanda Guiducci, tralasciando ovviamente, per quanto possibile, gli aspetti storico-letterari, pure interessantissimi, per toccare alcuni punti più strettamente “psicologici” sull’amore come passione.

1 – Passione e Morte

La passione, in qualche modo rimossa se non uccisa dalla Chiesa e dal matrimonio procreativo, si trasforma e assume, da una parte, supreme tonalità mistiche, oppure diventa una continua ricerca ostacolata di un inafferrabile oggetto d’amore, dove ciò che conta e “fa” amore sono la tensione, l’ostacolo, la lontananza o la assenza dell’oggetto d’amore stesso. E in questa logica, si pensi a tanta letteratura ma soprattutto a tanta librettistica d’opera. Di ostacolo in ostacolo, di tensione in tensione il modo di vivere l’amore prende la forma e anche la sostanza, fatalmente ma anche irresistibilmente, della morte.

Si chiede la Guiducci: “Oltre tutti gli ostacoli, quale al di là può richiamare di più l’estrema tensione, l’estrema passione, se non la morte?”. E nasce proprio in questa logica il capostipite mitico di tutta la letteratura d’amore dell’Occidente, il romanzo di Tristano e Isotta. Nasce l’ideale dell’amore su base negativa. L’amore diviene una smania nemmeno tanto repressa verso un istinto di morte. Forse quella stessa morte vista da Freud in Al di là del Principio di Piacere. Ma se per Freud esiste un antagonismo fondamentale tra Eros e istinto di morte, de Rougemont nega questo antagonismo: tensione amorosa e morte “vivono” l’una dell’altra.

2 – Amore dell’amore

Ma la base negativa dell’amore individuata da de Rougemont non si distacca dalla psicopatologia, proprio in quanto l’altro dell’amore non è sentito come fine di un atto, di un moto, di un desiderio, ma un semplice mezzo. Mezzo per arrivare appunto ad “amare l’amore”. Tristano e Isotta in realtà, da grandi amanti che dovrebbero essere, in realtà non si amano, “Ciò che essi amano – scrive de Rougemont – è l’amore, è il fatto stesso di amare. (…) Tristano ama di sentirsi amato ben più che non ami Isotta la bionda. E Isotta non fa nulla per trattenere Tristano presso di sé: le basta un sogno appassionato. Hanno bisogno l’uno dell’altro per bruciare, ma non dell’altro come è in realtà; e non della presenza dell’altro, ma piuttosto della sua assenza”.

E’ questo il discorso di Lacan sull’amore come amore del desiderio. Una delle sue più celebri frasi recita: “Il desiderio dell’Uomo è il desiderio dell’Altro”, ovvero il desiderio dell’uomo è quello di vedere amato il proprio desiderio, è desiderio di un altro desiderio. Ma non desiderio dell’altro reale. Dell’altro del rapporto reale. Dell’altro del moto del corpo e della soddisfazione. Ciò che Lacan ha così nitidamente individuato era già presente nel romanzo bretone e nel lirismo cortese: la astrazione dell’altro reale, il suo patologico superamento per un al di là che proprio in quanto al di là dell’altro porta alla infelicità. Il mixage tra desiderio e lontananza, tra presenza e assenza, tra amore e morte è inevitabile perché comporta la “morte” dell’altro come altro reale nell’amore.

Per esempio la poesia provenzale. Conferendo al sentimento amoroso una profonda inquietudine mistica e trasmettendo tutta una sensibilità anche cattolica (basti pensare a Dante e Petrarca), fa della passionalità astratta e sofferente la cifra stessa dell’amore. Un amore che mentre angelica la donna ne fa in realtà la grande Assente. Il corpo della donna è assente o in quanto stereotipato o in quanto intoccabile: in ogni caso la relazione è bandita, è subordinata al versificare. Pensiamo alle parole di Roland Barthes sulla donna in qualità di Assenza propria di tanti passi di Frammenti di un discorso amoroso .

Questa impronta che, teniamo presente, è strettamente culturale non essendo possibile una verifica sociale, tuttavia si dilunga fino al Romanticismo e ad una certa visione dell’Amore in Occidente, e certo trascende la marca letteraria. Una visione sostanzialmente negativa dell’Amore. Negativa proprio in quanto “nega” la reciprocità. Reciprocità che è garanzia della salute nella relazione. In tutte le relazioni. Reciprocità che potremmo non tanto vedere in Corpo/Corpo ma in Corpo/Spirito. Ovvero nella relazione amorosa quando uno ci mette il corpo, l’altro ci mette la propria spiritualità e viceversa. Compenetrazione è questo. Comunione è questo. Non è possibile la comunione dei corpi.

“L’amore felice – scrive de Rougemont – non ha storia. Romanzi ne ha dati solo l’amore mortale, cioè l’amore minacciato e condannato dalla vita stessa”.

All’amore ci si adegua nel bene e nel male. L’ostacolo maggiore, il più saturo di tensione avventurosa e di possibile sofferenza sembra essere rappresentato dalla trasgressione, dal senso di colpa, cioè soprattutto dall’adulterio. Tutta l’ispirazione dell’ amour-passion continua ad essere – a partire dall’esperienza catara – in flagrante contrasto con l’istituto matrimoniale cattolico. E la crisi del matrimonio registrata in questo secolo negli anni ’30, ’50 e poi dal ’75 in poi che si è ulteriormente aggravata, ne è la controprova.

3 – L’immaginario

Seguendo il modello mitico di Tristano scrive Jaufrè Rudel: “Nessuna gioia mi piace tanto quanto godere questo amore lontano”. Si tratta della costrizione antipassionale del matrimonio, dove l’avventura della lontananza, della Assenza è bandita, e la Presenza è norma obbligatoria. In questo senso l’adulterio come costante figura della tentazione, dell’evasione verso un “amore impossibile”. Lo slancio o la fuga verso l’Immaginario. Noi sappiamo che una delle caratteristiche principali del nostro desiderio e la sua atemporalità e questo lo porta a radicarsi nell’immaginario del soggetto. L’oggetto d’amore non è sempre presente né nel tempo né nella dimensione della soddisfazione. Caratteristica del desiderio non è quella di non è quella di “amare” e di accettare veramente l’altro a livello di realtà, bensì di vedere amato, a livello della propria immaginazione, il proprio desiderio.

La psicoanalisi si chiede il motivo del radicarsi del desiderio nell’immaginario del soggetto e risponde con il concetto della universale atemporalità della psiche umana, ovvero “sarà sempre così”. Ma la domanda successiva è allora se l’amore sia destinato ad essere inevitabilmente malato (oppure semplicemente infelice). De Rougemont non ha dubbi: l’amore, così come viene vissuto nel nostro tipo di cultura, è un amore malato, è il disegno di un vuoto anziché di un pieno. Ma noi sappiamo che il pieno non esiste e alla soddisfazione ce ne manca sempre un pezzo. Per de Rougemont l’amore è l’inseguimento di una Assenza (o di un Assente) anziché di una presenza. Per questo motivo fatalmente si lega e si porta sulla donna che non si ha, sulla sua assenza, sull’amore impossibile – a partire dalla famosa avventura di Tristano con la moglie di Re Marco.

4 – Egoismo

Capiamo benissimo che tutto questo amore malato di morte, macerato dalla assenza, ma di cui noi “realmente” abbiamo vissuto e viviamo, è alla fin fine l’espressione dell’egoismo. Quell’egoismo che Lacan sottolinea come eterno, universale, naturale: il desiderio dell’uomo è vedere amato il proprio desiderio. O il desiderio dell’uomo è essere amato. Per Lacan ciò è sintomo di malattia. Per de Rougemont il germe della malattia sta in quella che possiamo definire la “intercambiabilità” della donna. Nel Roman de Tristan, poiché Tristano non ama veramente Isotta, un “altro” essere umano, bensì “ama di amare”, ama il proprio amore. E qui la intercambiabilità: Isotta la Bionda diventa intercambiabile con Isotta dalle Bianche Mani. Si tratta della intercambiabilità, a livello della fantasia erotica, della donna: non conta tanto una donna amata (Isotta la Bionda), l’amore per una donna. Conta l’amore per l’amore di una donna – e qui la donna diventa interscambiabile: conta che il proprio desiderio di essere desiderato venga eccitato. Prenderei questa formula come la formula riassuntiva di tutta la tesi di de Rougemont.

Invece nella grande poesia femminile d’amore, da Christine Pisan a Louise Labè a Emily Dickinson il tratto saliente e costante è la fissità dolorosa dell’oggetto d’amore, la non intercambiabilità dell’eros in figure maschili diverse. Il divario tra l’amore al femminile e l’amore al maschile esiste. L’uomo ama tutte le donne per una. La donna ama un uomo per tutti.

Certa psicologia spiega questa diversità nel fatto che la psiche femminile, sembra, non ha confini poi tanto netti. Il senso di identità personale è meno marcato rispetto alla esperienza maschile. L’identità della donna consiste in tutti i rapporti che essa ha avuto nella propria storia (in quanto figlia, moglie, madre, etc. ) in base al suo ruolo con gli altri. La psiche femminile – sostiene de Rougemont – è solamente tutti i suoi rapporti con . Nessuno come Don Giovanni è una figura maschile, una creazione maschile (parliamo di immaginario sempre). Nessuna donna avrebbe mai potuto dare forma a questo mito della intercambiabilità in amore: ne sarebbe uscita distrutta. E d’altra parte quando si parla di amore molto spesso si parla del modello maschile dell’amore. Pornografia docet .

5 – Donna

La donna angelicata. Alla origine di tale fenomeno sta l’eresia catara e anche quella gnostica. Poi tutta la letteratura che ne è seguita. Donna Immateriale e Vergine (Maria Catara), Pistis-Sophia (gnosi), Luce contro la Notte (manichei) e poi la Dama dei Pensieri che ispirerà l’amore cortese, la donna misteriosa dei trovatori provenzali, la Dama della Cavalleria. Ci troviamo di fronte ad una Donna che non è donna e diviene così un Grande Alibi, dai provenzali a noi, dalla poesia d’amore e dell’amore stesso.

La bellezza della donna, del suo corpo, dei suoi occhi, del suo poter essere amata realmente, acquisisce una inconsistenza corporale che tracima nella leggerezza della irrealtà, se non in una certa misteriosa ambiguità. Dalla Fata druidica alla Donna provenzale fino alla esangue bellezza dei romantici: è questo lo schema che è arrivato fino a noi, fino a dominare l’immensa industria della cosmesi e della moda, per non parlare della cinematografia, specie d’oltroceano.

Il desiderio è stato dirottato sulla accessibilità del sesso, che poi, alla fin fine, sarebbe un luogo aproblematico (se si tratta di solo sesso, relazione esclusa). Anzi un luogo deputato per risolvere tutti i problemi o gli impegni connessi con l’amore. In secondo luogo il sesso privo di coinvolgimenti con la affettività e con la psiche, viene pubblicizzato come Donna. Questo sesso non è Donna: è la massima negazione della donna. La donna si consuma per amore vero. Il mercato la offre per il consumo. E questa bellezza della immagine della donna standard tiranneggia l’uomo assai di più che non la figura della madre in Freud. La passione malata dipende dunque, in realtà, da una scelta imposta, da qualche cosa che viene dall’esterno. La passione sfugge. Sfugge la nostra capacità (imputazione) di distinguere Passione da Amore dentro alla massificazione del mercato. Un tempo era Beatrice, perduta nei biancori del Paradiso, irraggiungibile come la luce del cielo. Ora il corpo “irraggiunto” è quello di Marilyn che ancora ci scuote dal regno dei morti.

Donna Astrazione. Donna Distanza. Donna attraversata ma non colta dal desiderio maschile. Donna che ama il suo amare. Donna che ama il proprio essere desiderata. La crisi della donna è quella della difficoltà di sposare, o di adeguare il vissuto al mitico. Ma questo male è centuplicato nella esperienza maschile.

Tuttavia speranza esiste. Speranza del Possibile, da realizzarsi nell’amore (non dell’amore) ma del presente. Vivere e basta. Consumare l’amore in un tempo non atemporale tra due soggetti che lo desiderino (il corpo dell’altro). L’offerta è l’offerta per il beneficio che l’altro reale ne può trarre. Allora la passione è reciprocità d’amore. E dunque pratica dell’amore.

Guido Savio

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