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La piccola Artemisia cresce

La bambina scopre l’altro sessuato. Il padre è l’universo. Dunque eccitazione e desiderio.

Adesso la nostra allora treenne Artemisia cresce e dalla esperienza dei corpi passa alla esperienza della ragione, nel senso che si fa una ragione del motivo della sua soddisfazione. Cioè impara. Capisce. Capire è sempre farsi una ragione di ciò che ci accade. Il nostro desiderio si serve inevitabilmente della memoria, come giustamente annota Moustafà Safouan un paio di pagine dopo quella che in precedenza ho citato. Il ritorno dell’oggetto memorato, della soddisfazione memorata fa sì che noi ci costituiamo come soggetti competenti in merito alla “materia” del piacere. Cioè lo sappiamo in quanto lo abbiamo già sperimentato e di questo abbiamo conservato buona memoria.

Bene. La nostra Artemisia, la nostra bambina si fa una teoria pratica (e non è un ossimoro questo!) e lavora attorno alla frase costituendone una legge che in questi termini possiamo articolare: “Aiutandomi a mangiare, mio padre mi ha eccitata al desiderio/bisogno (uso apposta la doppia accezione) di essere soddisfatta per mezzo del corpo di un altro”. E formulando questa legge la bambina diventa donna. Diventa donna perché ha fatto legge di una esperienza. Diventa donna perché si apre l’accesso al corpo sessuato dell’altro (a partire dal corpo del padre). Parte della frase è già stata esaminata in precedenza. Partiamo dunque da

1) “mi ha eccitata”, ovvero mi ha chiamata, dall’etimo ex-citare. Ricordo ancora una volta che noi non siamo eccitati perché abbiamo dei moti pulsionali interni che funzionano per conto loro, non perché abbiamo gli ormoni che girano e a volte non girano, ma perché c’è sempre un altro fuori di noi che ci chiama, chiama il nostro desiderio. Un inciso: è falso dire che la pornografia eccita, in quanto nelle foto e nei filmati non c’è altro, un altro reale che ci chiama. La nostra Artemisia ( stasera mi vengono in mente gli odori) ha sentito l’odore del corpo del padre e in questo senso è stata eccitata, chiamata. Bene. Due corpi, ma non è ancora legge, legge diviene quando la bambina pensa, ma pensa al futuro, al fuori, all’aldilà, all ’oltre la esperienza con il padre. La legge si ha quando la bambina si lancia nel mondo e nelle esperienze sessuate con uomini altri rispetto al padre ma verso i quali è stato il padre a mandarla. Ecco. La legge non mi è mai venuta detta così bene. Il padre ha lanciato la bambina verso gli uomini del mondo e in questo senso lei è diventata donna.

2) “al desiderio”, ovvero mio padre mi ha eccitata a farmi eccitare

3) “di essere soddisfatta per mezzo del corpo di un altro”, ovvero l’altro lo devo sempre tenere in vita, e lo tengo in vita solo desiderandolo. Non posso tenere in vita l’altro con le chiacchiere o con le storielle, ma solo con il mio desiderio. Il desiderio è vita.

4) “bisogno”, ovvero il mio non può sempre essere desiderio. A volte dell’altro ho bisogno. La bambina non può andare in giro per il mondo con la ingenuità di Pippicalzelunghe cantando “Desiderio, desiderio”, a volte avrà anche fame, a volte avrà anche bisogno. E ora mi aggancio alla serata precedente quando, parlando della necessità abbiamo visto come la necessità e il bisogno non siano schiavitù e sottomissione, anzi, essi sono in realtà il trampolino di lancio della nostra libertà. Per essere veramente indipendenti bisogna saper essere dipendenti, senza che questa dipendenza sia vissuta da noi come un castigo o peggio. Avere necessità o bisogno di qualcuno è assolutamente normale. Mi verrebbe da dire che, se io sono un soggetto intelligente, devo fare … di necessità virtù. La devo intendere funzionale alla mia crescita e alla mia ricchezza.

A me piacerebbe che queste due parole che spesso ci ricorrono in bocca in queste serate, ovvero desiderio e necessità noi li intendessimo come un paio di sci che vanno avanti parallelamente: il primo è un atto del soggetto che parte dalla sua intimità, il secondo è un atto del soggetto che va nella socialità. I grandi sciatori, si sa, sono quelli che sciano con indipendenza di gambe. Bene, noi potremmo intendere che il nostro precedere deve essere caratterizzato dal saper noi usare indipendentemente desiderio e necessità, desiderio e bisogno. Poi le cose vengono da sole, il passo alternato viene da solo. Sapendo che chi dichiara di non avere bisogno di nessuno è finito, spacciato. Per questo la bambina chiama il papà mossa dal desiderio, e se avesse avuto un anno e mezzo lo avrebbe chiamato mossa dal bisogno in quanto incapace di tenere in mano il cucchiaio e deputata a spandere tutta la sua minestrina sul bel vestitino nuovo!

Come si diceva nel nostro ultimo incontro, la nostra bella Artemisia, scoprendo di essere eccitata, chiamata, scopre il proprio Beruf. La sua vocazione è quella di essere chiamata. Poi verrà la circostanziazione della chiamata (lavoro, amore, hobbies, parrucchiera, lifting, speriamo di no) ma prima viene la sua disponibilità alla chiamata, qualunque ella ritenga vantaggiosa. La nostra vocazione è essere disposti ad essere chiamati. Il desiderio non è mi riempio la pancia una volta per tutte, ma… mi mantengo sempre libero… così la chiamata non è una tantum ma la mia disponibilità ad esserlo ogni volta che io colgo l’interesse di esserlo. Desiderio è… ho oggi ma ne tengo anche per domani.

Allora questa eccitazione è… (e questa è l’altra parola su cui volevo soffermarmi stasera) la nostra potenza. E la eccitazione sappiamo che viene dal corpo. Scrive ancora Giacomo Contri su queste cose: “Il corpo in quanto incentrato sulla soddisfazione è il luogo della pace”. Io non sono del tutto convinto che la soddisfazione corrisponda alla pace. Può anche essere che noi stiamo in pace quando siamo tranquilli nel nostro corpo in stasi, libero da sollecitazioni e da chiamate esterne. Certo. Anche da distesi nel letto sentendo che il nostro corpo aderisce completamente al materasso, noi senza pensieri, possiamo avere una esperienza di pace. Tuttavia mi sento più portato, più attratto dal corpo della eccitazione; che magari avrà anche al suo interno dei momenti e degli stati di pace, non dico di no, ma, ecco, io personalmente preferisco il movimento. Sento mio molto di più un corpo chiamato piuttosto che un corpo in riposo, in pace. Ma vedo che ci siamo capiti.

Bene. La eccitazione è la condizione della potenza perché… a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha, ovvero se io ho disponibilità a farmi eccitare la eccitazione mi sarà data (dall’altro) ma se io non ho la disponibilità ad essere eccitato l’altro mi toglierà, attraverso il suo silenzio, anche la possibilità di venire chiamato. Insomma, se io apro la porta della mia disponibilità all’altro mi verrà data anche la chiamata e in due faremo festa, ma se la porta la tengo chiusa, chi passa davanti alla mia casa spargerà la voce che lì, al numero tal dei tali, la porta è sempre chiusa, mi verrà tolto anche quello che non ho. Se io non mostro la mia eccitazione posso stare sicuro che verso di me, che ho il muso lungo, non viene nessuno. Lo sanno anche i bambini.

Guido Savio

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