Attività

– Psicoterapia e psicoanalisi

L’esperienza di una psicoterapia o di una psicanalisi è un lavoro che interessa da un lato la soggettività dell’individuo e dall’altro la sua storia, dove memoria e inconscio si incontrano e si intrecciano.

L’insorgenza di sintomi, di disagio, di angoscia, di depressione o pensieri ossessivi costituisce la  “modalità” con cui si manifesta, all’interno dell’individuo, un particolare conflitto psichico. La domanda di un percorso psicoterapico o psicoanalitico procede dunque da una “questione particolare”: può essere un disagio, un sintomo, una sofferenza in una relazione.

La cura quindi, in primo luogo, sarà  “cura di sé”: prendersi cura del proprio desiderio, del modo di arrivare alla soddisfazione, delle aspettative verso se stessi e gli altri.

 

 

– Disagio della giovinezza 

Il passaggio dalla adolescenza alla giovinezza, e poi al divenire adulto avviene attraverso forme e contenuti spesso molto delicati. La costruzione dell’identità, l’immagine del proprio corpo, la fiducia in sè, le relazioni in famiglia, con i compagni e con l’altro sesso risultano imprescindibili dal processo di “individuazione”.

E’ questo il tempo in cui la soggettività si va plasmando e passa attraverso un, a volte, difficile percorso di strutturazione psichica. Molte sono le manifestazioni problematiche – nella pubertà, nell’adolescenza e nella giovinezza – che indicano di una difficoltà soggettiva che si esprime attraverso “sintomi” di varia natura.

Scopo della terapia sarà sempre quello di favorire la coscienza del giovane sulle proprie “parti positive”, sulle proprie attitudini, sulle proprie potenzialità, per poi avvicinarsi anche alle parti “negative” che spesso sono disistima, conflittualità, noia.

 

– Tra un uomo e una donna

L’amore che “funziona” è sempre “garanzia” di salute e strada percorribile verso la soddisfazione. Tuttavia l’amore può rivelarsi anche una difficoltà, un peso, un’ansia, un’ indifferenza. Si tratta dell’amore che “non funziona” e che porta due persone spesso verso un inaridimento personale e ad una perdita dei valori iniziali.

In amore è sempre l’altro che fa da sfondo, se non da promozione, per la crescita del soggetto: l’amore che “funziona” è quello in cui due persone si valorizzano a vicenda. L’amore che “non funziona” è quello in cui al progetto comune subentrano interessi egoistici.

L’amore non si cura, ma si cura  la capacità del soggetto di amare e di lasciarsi amare. Di dare e di ricevere. Di saper accettare il proprio limite e anche il limite dell’altro/a, le proprie mancanze ma anche quelle dell’altro all’interno di una logica di “leggerezza” che quasi sempre è assente in chi di amore soffre.

 

– Supervisione clinica e formazione degli psicologi

 

Il transfert, la instaurazione del transfert tra terapeuta e paziente, nella relazione terapeutica è fondamentale, nel senso che pone le fondamenta della cura e della guarigione.

Per un terapeuta, capire e intendere il transfert lo porta alla “acquisizione” di una diagnosi e anche di una prognosi: ovvero sulla possibilità o meno del paziente di guarire dalla propria malattia.

La guarigione, poi, alla fin fine (alla fine della terapia) non sarà la “sconfitta” della malattia (sintomo angoscia) ma sarà l’uscita dall’unico vero “male” della malattia, cioè la inibizione.

Ovvero poter fare qualcosa della propria vita e non riuscire a farlo. La guarigione dunque è la capacità di convivenza con dolore e mancanza. Io sono sano non se sconfiggo i miei limiti, ma se ad essi riesco a limitarmi.

La supervisione dei casi clinici è dunque il confronto su inibizione, sintomo e angoscia alla ricerca di quella “libertà” del paziente di cui Freud tanto ha parlato.